Lavori a Capu d’Aspu la parola agli avvocati

Bosa, presentate le memorie difensive al processo per l’opera alla foce del Temo «Appalto completato per intero e ferie pagate al funzionario come in passato»

BOSA. Scrive l’accusa, risponde la difesa. La vicenda dei lavori alla diga foranea del Temo è alla stretta finale: il 20 dicembre c’è l’udienza che dovrebbe fare da preludio alla sentenza. Intanto però, dopo che l’aveva fatto il pubblico ministero Armando Mammone, anche gli avvocati difensori hanno presentato le loro memorie e ricostruito una vicenda giudiziaria in maniera opposta a quella di chi invece aveva chiesto sette condanne e un’assoluzione. Solo sulla posizione della dipendente comunale Rita Mozzo le posizioni sono coincise, perché era stata sollecitata un’assoluzione.

Non potrebbero invece essere più distanti le posizioni sulla questione del completamento dell’appalto e sul pagamento delle ferie all’ex geometra del Comune, Luciano Baldino. Per quest’ultimo aspetto è imputato anche l’ex sindaco Piero Casula e sulla posizione di entrambi l’avvocato Guido Manca Bitti ha contestato la ricostruzione del pubblico ministero spiegando che il pagamento delle ferie ai dipendenti che andavano in pensione senza averle esaurite era pratica già messa in atto in anni precedenti. Il pubblico ministero fa riferimento al regolamento del 2012 che però non era in vigore quando Luciano Baldino lasciò il suo posto in Comune. Il peculato da 20mila euro quindi non sarebbe mai esistito e la firma di Piero Casula non sarebbe un abuso d’ufficio.

Il grosso del processo era però legato all’appalto e alla sua esecuzione. Per il pubblico ministero non sarebbe stato concluso sebbene il pagamento dei lavori fosse stato regolarmente effettuato. Per la difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Siuni, Franco Luigi Satta, Roberto Dau, Speranza Benenatti, Walter Pani e Franco Pani la situazione è assai diversa. La commissione di collaudo composta dagli ingegneri oristanesi Piero Dau e Antonello Garau e dal loro collega di Sedilo Antonio Manca, per esempio, è accusata di aver certificato la conclusione dell’opera non avvenuta. Le perizie dimostrano invece come dell’intera area di Capu d’Aspu interessata dai lavori e grande quanto due campi da calcio, la profondità del fondale non sia stata portata a quattro metri solo in una superficie pari a tre tavoli da biliardo. Un’inezia rispetto al totale. Le intercettazioni dimostrerebbero poi come tra i componenti della commissione e i responsabili dell’azienda, il campano Salvatore
Bisanti e l’ingegnere cagliaritano Paolo Gaviano, non ci fossero conoscenze e contatti. Da qui la deduzione che il via libera dato al pagamento non può essere il frutto di un accordo tra le parti che non avrebbero così usato i soldi pubblici per un’opera a metà certificata come conclusa.

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