Morì sui binari a 21 anni, il perito all’opera

Santa Giusta, l’incidente probatorio per la tragica fine del giovane Nicola Bussu

SANTA GIUSTA. Prima a Cagliari, poi sui binari a Santa Giusta, esattamente nel luogo della tragedia. Fior di esperti hanno raccolto tutti gli elementi necessari per valutare al meglio il caso della morte di Nicola Bussu, il ragazzo di 21 anni travolto da un treno il 30 marzo del 2017. Archiviato come suicidio nel giro di 48 ore, il caso era stato riaperto dopo le richieste dei genitori che avevano prodotto una consulenza affidata al professore universitario di Ingegneria aerospaziale, Michele Troili. Erano state quelle carte a far riaffiorare i dubbi sul reale andamento di quello che la mamma e il babbo del ragazzo hanno sempre ritenuto essere un incidente e non un atto volontario da parte del loro figlio. Una serie di elementi aveva convinto anche il pubblico ministero Marco De Crescenzo che, dopo aver iscritto due persone sul registro degli indagati, aveva anche chiesto l’incidente probatorio che ha tra ieri e mercoledì ha compiuto un importante passo. Dopo la nomina del perito scelto dal giudice per le indagini preliminari, sono stati raccolti numerosi elementi che serviranno per chiarire come realmente andarono le cose e se, da parte di tutti, indagati e vittima, siano state rispettate le misure di sicurezza e sia stata osservata prudenza.

La prima tappa del perito Francesco Ferrigno assieme agli avvocati Carlo Amat per gli indagati Alberto Niola, 59 anni originario di Aidomaggiore e residente a Macomer, e la capotreno Marcella Carta, 62 anni di Assemini, e Samantha Baglieri che assiste invece i familiari di Nicola Bussu, è stata alla stazione di Cagliari dove sono stati esaminati i vagoni di cui era composto il convoglio che travolse il giovane. Erano nell’officina di Trenitalia e consulenti e periti hanno preso misure, esaminato le dimensioni, le sporgenze e altri aspetti che risulteranno utili poi per chiarire la dinamica. Ieri a Santa Giusta è stato invece effettuato l’esame sul tratto di rete ferroviaria in cui avvenne l’incidente. Sono stati controllati anche i varchi di accesso alla linea ferroviaria per comparare ogni dato con quelli già in possesso della procura e contenuti nel primo rapporto della polizia ferroviaria.

L’esito dell’incidente probatorio verrà comunicato in aula il 7 marzo e sarà ovviamente un momento fondamentale per comprendere
che direzione prenderà l’inchiesta. Si andrà verso l’imputazione di omicidio colposo? Oppure potrebbe succedere anche che la tesi dell’incidente venga confermata senza che però ci siano dei responsabili, cancellando comunque la parola suicidio dal procedimento. (e.carta)

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