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Al falò ci pensa il Comune L’ex sindaco: non sia una costante

BOSA. Il peso degli adempimenti burocratici e per la sicurezza hanno costretto l’associazione Sant’Antonio a non allestire la grande pira votiva in riva al Temo. Sarà così il Comune a occuparsi di...

BOSA. Il peso degli adempimenti burocratici e per la sicurezza hanno costretto l’associazione Sant’Antonio a non allestire la grande pira votiva in riva al Temo. Sarà così il Comune a occuparsi di accendere il falò nel pomeriggio del 16 gennaio e supplendo agli storici organizzatori. Una parte della spiegazione del sindaco Luigi Mastino ha però catturato l’attenzione del suo predecessore Piero Franco Casula: «Purtroppo le scuse sono sempre da ricercarsi nel passato. Mai fare un minimo di autocritica», esordisce in una nota che segue il «religioso silenzio» sulle vicende legate alla tradizione degli imminenti festeggiamenti. «Cosa significa che probabilmente con le vecchie amministrazioni si sono costruite cattive abitudini?», è la domanda che si pone Piero Casula che prosegue: «Probabilmente le precedenti amministrazioni hanno sempre supportato l’Associazione Sant’Antonio, fatta di volontari, che ogni anno offre la sua disponibilità e l’impegno fisico ed economico perché tutto vada per il meglio. Anche quando sono nati i primi problemi legati alla sicurezza intorno al fuoco, è sempre stato usato il buon senso».

Insomma l’ex sindaco ritiene che sarebbe stato meglio seguire la via del dialogo e trovare una soluzione condivisa anziché arrivare a quella che oltre che una supplenza per Casula apre di fatto un precedente. «Se passa questo concetto di sostituzione o supplenza, il Comune, d’ora in avanti, potrebbe benissimo organizzare tutto da solo: il Carnevale, il Bosa Beer Fest, la festa del vino, la Madonna del Mare, Attopa a camasinu, la Madonna di Regnos Altos, i mercatini di Natale. Basta sostituirsi all'Associazione di turno», l’annotazione dell’attuale capogruppo di Per Bosa. Convinto che nel passato vi sia stato «Rispetto delle tradizioni e supporto a tutte le associazioni».

A
stemperare gli animi la chiosa con il detto locale «Sant’Antoni nos difendat! Adesso pensiamo al momento di fede, alla benedizione del fuoco, alla processione, alla messa e, come tradizione vuole, a fare i giri intorno al fuoco e a bere un buon bicchiere di vino con gli amici».

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