Ultime mosse per fermare la Ivi

Le osservazioni di Comitato e ambientalisti contro il progetto turistico-immobiliare a Torregrande

ORISTANO. Decine di adesioni raccolte in un paio d’ore per quella che è quasi un’ultima chiamata per cercare se non di fermare, almeno di modificare il progetto turistico che l’Ivi petrolifera vuole realizzare a Torre Grande. Ieri sera, in una affollatissima assemblea pubblica tenuta al Centro servizi culturali di via Carpaccio, il Comitato per la tutela e lo sviluppo di Torre Grande e il Gruppo di Intervento giuridico, hanno illustrato il testo delle osservazioni, inviate al Sevizio di valutazioni ambientali. C’è tempo fino al 19 gennaio per aderire all’iniziativa che ambientalisti e un gruppo di cittadini stanno portando avanti per impedire che sugli oltre 100 ettari dati in concessione alla società petrolifera, vengano realizzati un campo dal golf da 18 buche, quattro alberghi ed un insediamento turistico residenziale per un totale di 364 (200 negli hotel) posti letto. Che forse, almeno secondo le osservazioni presentate, non potrebbero mai sorgere essendo all’interno della fascia dei rispetto dei 300 metri dalla battigia dove, la Legge regionale urbanistica vieta l’edificazione attraverso un vincolo di conservazione integrale.

È certo, per loro stessa ammissione, una risicata minoranza di cittadini che si oppone al progetto che, non solo durante la giunta Tendas, incassò l’approvazione dell’intero Consiglio, ma che soprattutto, conta sul favore di gran parte degli oristanesi. «Eppure quel progetto non porterà vantaggi se non all’impresa – ha detto aprendo i lavori, Luciana Miglior, presidente del Comitato di Torregrande – e che per i cittadini significherà invece perdere la libera fruizione di quelle aree e soprattutto, della pineta». Difficile infatti immaginare che in quest’area, fra campo da golf, alberghi e villette, chiunque potrà avere accesso. In ballo, come hanno spiegato Emanuele Pinna, del Gruppo di intervento giuridico e Maria Luisa Loche, del Comitato per Torre Grande, c’è il destino non solo della pineta, che vedrà abbattere ed estirpare definitivamente quasi 6 mila alberi, ma anche delle dune e dei terreni agricoli circostanti. La pineta, è stato infatti ricordato, venne impiantata negli anni Cinquanta non tanto per scopi estetici quanto pratici. C’era da impedire il processo di desertificazione, tipico delle zone costiere, ma anche, salvaguardare, attraverso l’azione frangivento degli alberi, le aree coltivate che altrimenti, a causa della salinità, sarebbero diventate praticamente sterili. «Se la pineta è in stato di abbandono, motivazione che gli amministratori comunali hanno sempre portato a sostegno della validità del progetto dell’Ivi – è solo per a causa del Comune che non si è mai curato di mantenerla in buono stato. E poi stupisce il fatto che in questi anni, non sia stato fatto nulla, malgrado l’accordo che affidava la pineta comunale in
concessione all’Ente Foreste.

C’è poi l’aspetto, non secondario, legato al fabbisogno idrico per il mantenimento del campo da golf, che per soddisfare un bisogno annuo di 6 milioni di metri cubi d’acqua, dovrà attingere in parte dal depuratore, ma soprattutto dal fiume Tirso.

TrovaRistorante

a Oristano Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller