Bosa, lavori fermi a Santa Caterina

Gli interventi annunciati da Area a novembre mai realizzati. Residenti furiosi

BOSA. Mentre anche impalcature e reti di protezione mostrano i segni dell’inesorabile trascorrere del tempo esposti agli elementi, nel rione Santa Caterina a Bosa gli abitanti delle palazzine attorno a piazza Giommaria Angioy ricordano l’ultima annunciata scadenza, prevista per l’avvio dei promessi lavori di ristrutturazione. «Avevano comunicato che sarebbero iniziati a novembre 2018, ma è tutto fermo», affermano i residenti. L’intera area attorno alle palazzine era finita imbragata anni fa da una sequenza di ponteggi, travi e reti di protezione. La continua caduta di calcinacci dalle facciate aveva spinto ad una momentanea soluzione di sicurezza quantomeno utile a permettere un accesso senza rischi alle palazzine, in attesa dei lavori promessi. I soldi sono stati stanziati, ma si attende ancora la consegna del cantiere.

I calcinacci però continuano a cadere. «Nei giorni scorsi sono uscita in balcone ed è venuta giù una grossa pietra che mi ha fortunatamente solo sfiorato», racconta la signora Giuseppa, di ottant’anni. La donna fatica a salire i gradini di ingresso ad una palazzina, ad uno dei quali manca un pezzo di rivestimento. Altra lamentela condivisa, la scarsa illuminazione pubblica: al centro della piazza è presente un alto palo sormontato da una serie di riflettori. Qualche settimana fa i corpi luminosi sono stati sostituiti da faretti a led. «Da allora la luce è meno intensa e soprattutto vicino agli ingressi delle case non si vede praticamente niente col buio». «Nella mia palazzina lo scantinato è allagato. Li ci sono le autoclavi, io non posso usare la mia da tempo perché si è rotta e non è possibile accedere per ripararla, è un pantano impenetrabile», denuncia la signora Anna. Altre segnalazioni riguardano lo stato di diversi pozzetti delle acque nere, come quello che tracima sul lato a nord ovest, dove si è formata una perenne pozzanghera. Dall’altra parte della piazza una continua perdita idrica si riversa dal marciapiede all’angolo del parcheggio, dove viene inghiottita da un pozzetto. I camminamenti sulla piazza presentano poi diversi cedimenti, piccoli avvallamenti che si trasformano in trappole nelle ore notturne.
«Visto che il lenzuolo delle risorse per interventi risolutivi è sempre più corto oltre alla precedenti qui ci sarà da fare anche per le prossime amministrazioni», il pensiero di Pietro Cabula, più volte punto di riferimento del quartiere nel dialogo con le istituzioni.(al.fa.)

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