Riapre la Chiesa del Carmine, a Oristano un piccolo gioiello di riscoprire

Tanto bella da far ottenere all’ingegnere militare che la progetto, il piemontese Giuseppe Viana, i titolo di “architetto regio entro i confini dell’isola”

ORISTANO. Tanto bella da far ottenere all’ingegnere militare che la progetto, il piemontese Giuseppe Viana, i titolo di “architetto regio entro i confini dell’isola”: è la chiesa del Carmine, uno dei più straordinari esempi di Rococò in Sardegna e probabilmente dell’intera Penisola. A partire da mercoledì non sarà unicamente aperta nelle occasioni di culto: grazie alle guide volontarie del Touring club, due giorni alla settimana (mercoledì e sabato, dalle 10 alle 12) i turisti potranno visitarla e conoscerne ogni particolare.

La chiesa è stata infatti inserita dal Touring club italiano all’interno di “Aperti per voi”, un importante progetto che consente di far conoscere, con visite guidate, tanti monumenti che altrimenti, sarebbero praticamente inaccessibili. La chiesa del Carmine, che fa parte dell’ex convento dei carmelitani, attuale sede dell’università, solo da pochi anni è stata riaperta al pubblico, dopo un lungo restauro che ne ha rimesso in luce il suo splendore. Attualmente affidata alla Confraternita del Carmine, la chiesa è “succursale” della Cattedrale ed è sede delle funzioni religiose del mese mariano, delle novene di Natale e delle messe che vengono celebrate ogni lunedì, oltre, la festa in onore della Madonna del Carmine, il 16 luglio. Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, il progetto che permette di valorizzare la chiesa sotto il profilo monumentale e turistico, è stato illustrato dalla direttrice del Museo Diocesano di Oristano, Silvia Oppo, dall’arcivescovo Ignazio Sanna, da don Ignazio Serra, incaricato della pastorale per il turismo, dal delegato per la Sardegna del Touring club, Antonio Ferraro e dal presidente nazionale del Touring, Franco Iseppi. «Accoglienza e scambio culturale sono valori importanti – ha detto Iseppi – il Touring da oltre un secolo si occupa di favorire quel turismo sostenibile che è anche il futuro delle nostre comunità». La chiesa, realizzata fra il 1776 e il 1785 da don Damiano Nurra, marchese d’Arcais (che voleva farci una sorta di pantheon per la sua famiglia) ha una storia antichissima. Come ha spiegato l’operatore culturale del Museo
diocesano, Nadir Danieli, sorge su una precedente struttura che un secolo prima, ad opera del Gremio dei Sarti, permise la realizzazione del monastero dei frati carmelitani. Dopo il 1866 i monaci lasciarono il convento che diventò sede del Comando dei Carabinieri. (m.c.)



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