Un migliaio di pastori a Tramatza per riscrivere l'accordo: obiettivo 1 euro

Rivolta del latte: "Non abbiamo fretta, l'importante è essere uniti". A Cagliari il vertice Regione-banche-Consorzio di tutela

TRAMATZA.

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Un
migliaio di pastori si è riunito a Tramatza oggi 19 febbraio per riscrivere una bozza di accordo sul prezzo del latte ovino il più vicino possibile alle loro richieste.

È stata approvata per alzata di mano la bozza di accordo sul prezzo del latte ovino presentata all'assemblea degli allevatori dal Movimento dei pastori sardi. I punti salienti prevedono da subito 80 centesimi al litro, contro i 72 proposti dal tavolo di sabato scorso con il ministro Centinaio, e una griglia con garanzie stringenti per arrivare a un euro a fine stagione. Proposta contenuta in un documento di 12 punti presentato in assemblea. Tra le controproposte al pre-accordo stilato a Cagliari quella di «attivare nel tempo tutte le procedure capaci di portare il prezzo del latte ovino ad 1 euro + iva al fine di coprire i costi di produzione» che verrà portata al tavolo di ifliera convocato a Roma il 21 febbraio.

La trattativa si è era arenata sulla proposta di pagare il latte 72 centesimi di euro al litro per salire ad un euro - chiesto dagli allevatori - nel giro di due mesi. "Mancano però garanzie per il futuro - continuano a dire i pastori - non ci sono infatti certezze su un prezzo stabile nel tempo".

«Non abbiamo fretta di chiudere la vertenza - ribadiscono i pastori dal palco - hanno detto che la risolvevano in 48 ore, oggi dobbiamo rimanere uniti, stanno cercando di metterci l'uno contro l'altro, ma la nostra forza è stare tutti assieme».

Nella bozza d'accordo c'è anche la richiesta di una «distribuzione più equa dei profitti all'interno della filiera dei prodotti lattiero caseari». Un obiettivo da raggiungere, spiegano gli allevatori, «facendo firmare al soggetto venditore (industriali della trasformazione) all'atto della vendita del formaggio, clausole nelle quali venga dichiarato che il livello di remunerazione della materia prima utilizzata è tale da coprire i costi di produzione».

Prevista poi «la nomina di un prefetto con compiti di analisi, sorveglianza e monitoraggio delle attività di filiera». I pastori puntano ad una riforma strutturale di tutto il sistema lattiero caseario sardo, compresi gli statuti delle Dop, «al fine di consentire ai partecipanti della filiera la giusta remunerazione dei loro prodotti e la trasparenza dei dati nei confronti dei produttori primari».

All'interno della riforma del sistema lattiero caseario, la controproposta dei pastori prevede anche le «dimissioni volontarie ed irrevocabili di tutti i membri dei consigli di amministrazione del Consorzi di tutela del Pecorino Romano Dop, del Pecorino Sardo Dop e del Fiore Sardo Dop».

La riforma, secondo le indicazioni dei pastori, dovrà essere effettuata con la collaborazione di «figure professionali adeguate messe a disposizione dal ministero dell'Agricoltura e la supervisione di un prefetto nominato per tutte le altre attività».

Il tavolo in assessorato a Cagliari
Il tavolo in assessorato a Cagliari

Aperto anche il tavolo a Cagliari che vede invece il confronto fra Regione e Banche con la partecipazione dei rappresentanti del Consorzio di tutela del pecorino romano. Obiettivo: individuare gli strumenti finanziari a supporto della filiera del Pecorino romano. Il tavolo, convocato dall'assessore Raffaele Paci, si stasvolgendo nella sede dell'assessorato alla programmazione

«Obiettivo di oggi - ha spiegato l'assessore Raffaele Paci prima dell'inizio - è mantenere l'impegno preso: abbiamo detto che saremmo intervenuti con uno strumento finanziario della Regione Sardegna assieme agli istituti bancari e alla nostra finanziaria regionale per almeno dieci milioni, se poi è necessario se ne potranno mettere anche altri».

Oggi stesso, ha annunciato Paci, «porterò in Giunta una delibera per autorizzare la nostra finanziaria a compiere tutti gli atti, siamo immediatamente operativi». L'operazione, ha chiarito, «è finalizzata a bloccare temporaneamente la quantità in eccesso di pecorino romano e a fare in modo che il prezzo di vendita del formaggio si stabilizzi, questo permetterà di aumentare il prezzo riconosciuto al latte e di arrivare all'euro auspicato». Quasi 50 milioni di euro in totale, le risorse che saranno spese dalla Regione e dal Governo.

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