Con i soldi della sua assistita comprava auto e vestiti

Villa Sant’Antonio, badante condannata: in pochi mesi spesi circa 46mila euro. Ha effettuato prelievi con una prepagata e chiesto un prestito per l’auto nuova

VILLA SANT’ANTONIO. La badante non badava a spese. Del resto, il conto in banca e i soldi non erano i suoi. In poco tempo era infatti riuscita a farsi dare dalla persona che assisteva una somma niente male. Per prima cosa aveva avuto accesso a un prestito per comprarsi la macchina, poi aveva attivato alcuni abbonamenti telefonici e per la navigazione su internet, infine aveva svuotato la carta prepagata: totale oltre 46mila euro. Il problema è che, una volta scoperta, il quadro si è ribaltato e ieri è stata condannata a due anni e due mesi dal giudice monocratico Federica Fulgheri per circonvenzione d’incapace.

Gina Ardu, 41 anni di Villa Sant’Antonio, aveva il compito di assistere una persona con una serie di problemi psichici. Le due passavano le giornate insieme ed erano riuscite a stabilire un ottimo rapporto. Il problema è che il rapporto sarebbe andato oltre i ruoli di assistente e assistita, tanto che la prima sarebbe riuscita a far attivare un abbonamento telefonico e un abbonamento per la navigazione su internet – poco male, visto che la spesa non è certo esagerata –, ma soprattutto era riuscita a farsi concedere un prestito da quasi 17mila euro per l’acquisto di una macchina, una Lancia Y. Disponeva poi di una carta prepagata che avrebbe utilizzato per acquisti effettuati in vari negozi in giro per la provincia arrivando a spendere quasi 4mila euro e infine a effettuare numerosi prelievi racimolando 6mila 627 euro.

Non c’era voluto poi troppo tempo per riuscire a compiere queste operazioni visto che le spese furono effettuate tra ottobre del 2012 e febbraio del 2013. Quando i familiari della vittima si accorsero di quell’esagerato volume di spese, presentarono la denuncia ai carabinieri che in poco tempo raccolsero la documentazione e quindi denunciarono l’assistente. Arrivata a processo e difesa dall’avvocato Anna Laura Frau, di fronte alle accuse mosse dal pubblico ministero Giuseppe Scarpa, ha spiegato che gli acquisti e i prelievi di denaro erano stati fatti tutti nell’interesse della persona offesa. Ha anche affermato che i parenti mai si erano interessati a lei e che nemmeno si erano mai preoccupati di garantirle un sostentamento.

I parenti si sarebbero quindi svegliati all’improvviso nel momento in cui avrebbero capito che c’erano dei soldi che potevano prendere una direzione diversa rispetto a quella poi evidenziata dal processo. Sono tesi che non hanno convinto il giudice che, oltre alla condanna ha anche accolto

le richieste dell’avvocato di parte civile, Luciano Rubattu. La sentenza di primo grado condanna infatti l’imputata al pagamento di una provvisionale di 12mila euro in attesa di stabilire l’esatta entità del risarcimento danni che verrà fatta davanti al tribunale civile.
 

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