Oristano, sequestrato l’hascisc made in Sardinia

È la prima volta che viene prodotto nell’isola. Veniva ricavato dagli scarti della canapa coltivata

ORISTANO. Non solo agricoltori e commercianti di droga. I signori dell’operazione Texas Hold ’em avevano anche un altro hobby: giocavano infatti al piccolo chimico. Gli piaceva la sperimentazione e, siccome l’ingegno degli inventori è sempre in azione, avevano confezionato un nuovo prodotto. «Non si spreca nulla», dice la famosa frase e infatti dagli scarti della marijuana che rischiavano di deteriorarsi avevano prodotto il primo hascisc “made in Sardegna”. Le indagini legate all’operazione condotta dalla squadra Mobile di Oristano coordinata dal dirigente Samuele Cabizzosu e coordinate dalla procura della Repubblica di Oristano raccontano anche questo, oltre ai 28 arresti complessivi al termine di varie operazioni.



Durante una delle tante perquisizioni svolte dagli agenti della questura, è stato ritrovato e sequestrato un chilo di un prodotto molto simile all’hascisc, ma probabilmente di qualità inferiore. Sembra che i coltivatori di marijuana grazie al prodotto delle loro quattro maxi piantagioni avessero escogitato un modo per sfruttare ogni grammo delle loro coltivazioni clandestine e soprattutto per ottenerne il massimo guadagno: un po’ come per gli scarti della macellazione del maiale per cui, a parte gli ossi, nulla finisce nella spazzatura. Attraverso le intercettazioni, infatti, gli agenti della sezione Antidroga, sono riusciti a rinvenire in due differenti operazioni due panetti dell’hascisc non hascisc. Per ottenere la droga, veniva infatti trinciata la canapa indiana in fase di deterioramento. A quel punto veniva polverizzata e, a seguito di un’accurata lavorazione, il prodotto ottenuto veniva solidificato e quindi suddiviso in panetti.

È una tecnica già piuttosto diffusa, se è vero che su internet si trovano con enorme facilità brevi manuali e addirittura video attraverso i quali si possono apprendere diversi metodi per trasformare la canapa indiana in hascisc. La novità è che quello rivenuto dagli agenti di Oristano è il primo di quel tipo prodotto In Sardegna. «Lo scopo principale – spiega la questura – era appunto quello di immettere sul mercato un nuovo prodotto, più facilmente trasportabile e occultabile, compattato in panetti e presentato come hashish di altissima qualità fatto in Sardegna». A differenza dell’hascisc, spiega ancora la nota «il nuovo prodotto sardo si presenta come una sorta di mattonella di spugna di fiori, rigida e di colore verdastro, solo che in questo caso non ci sono defunti da omaggiare.

Intanto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nuoro che si occupa di quel filone d’indagine, su richiesta della Procura, ha emesso altre sette misure cautelari, cinque delle quali in carcere e comunque tutte nei confronti di alcune delle 28 persone che erano state arrestate in vari momenti dell’inchiesta che va avanti da un anno. Le misure cautelari riguardano Gianluca Sanna (33 anni, di Ghilarza); Massimo Arca, 37 anni di Borore; Domenico Arca, 35 anni di Silanus; Antonio Floris, 32 anni di Silanus; Luigi Pittalis, 42 anni di Orotelli. Obbligo di dimora invece per Alessio Sanna, 34 anni di Ghilarza, mentre per l’oristanese Gianmarco Fiori (28 anni) è stato disposto l’obbligo di firma. L’operazione Texas Hold ’em per quasi un anno aveva impegnato quasi 150 uomini della questura con l’ausilio dei militari della Guardia di Finanza.

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