Paleografia in carcere, lezioni di storia a Massama

Dai docenti Mele e Zucca un corso su Oristano capitale della scrittura I detenuti hanno appreso le tecniche e i segreti degli amanuensi

ORISTANO. Ha scelto un passaggio significativo, che, riprodotto da lui, che sconta in carcere la pena per un reato legato alla criminalità organizzata, aggiunge ulteriore profondità al messaggio: è l’incipit del Libro dei Salmi “Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti”. Lui, detenuto a Massama, del quale si sa poco, se non che è detenuto in regime di “As3” il livello più basso, dell’Alta sicurezza, sta frequentando il quarto anno, in carcere, del Liceo artistico, e ieri è stato ieri protagonista di un evento culturale. Appunto, la conferenza intitolata “Scrivere, leggere e cantare ai tempi di Eleonora d’Arborea”, tenuta dal professor Giampaolo Mele, docente al Dipartimento di scienze umanistiche e sociali dell'Università di Sassari e direttore dell'Istar, l’Istituto di studi Arborense. I 50 detenuti, unici spettatori della conferenza, hanno applaudito per qualche minuto, quando, il loro compagno di carcere, ha mostrato le riproduzioni che aveva realizzato durante un corso che gli ha permesso di imparare l’arte antica degli amanuensi; la pratica riservata ai monaci che fino alla scoperta della stampa a caratteri mobili, nel XV secolo, era l'unico modo per realizzare dei libri. La scelta di una conferenza su un tema così specifico e di tenere un apposito corso per i detenuti di Massama, non è stata casuale. «Aristanis, l'antica Oristano, è stata capitale della scrittura – ha spiegato Mele, incontrando i giornalisti – ancor prima della stesura della Carta de Logu, ci sono stati i Codici liturgici della Cattedrale e dei conventi di san Francesco e santa Chiara che ancora oggi, costituiscono il patrimonio librario più antico e sicuramente, fra i più importanti,della Sardegna». Giampaolo Mele ha un legame remoto con i codici liturgici: è a lui, che ancora ventenne, si deve la scoperta di uno dei codici più antichi, quello del convento di santa Chiara. I detenuti che hanno seguito il corso, hanno imparato non solo le tecniche di scrittura e miniaturizzazione degli amanuensi, ma anche come antichizzare i fogli per renderli più simili alle pelli di animali che venivano, al tempo, trasformate in pagine. Il professor Raimondo Zucca, che cura gli eventi culturali del carcere, ha spiegato
come, a Firenze, sia ancora possibile osservare un libro per la cui realizzazione servirono le pelli di 1500 pecore. L'iniziativa di ieri avrà un seguito. Come ha fatto sapere il direttore del carcere Pier Luigi Farci, rientra nei programmi culturali a favore dei detenuti.



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