Sequestrati altri 430 chili di droga

I carabinieri completano le perquisizioni sui sedici indagati: in un garage spunta altra marijuana

ORISTANO. Pistola in tasca, faccia sicura e mosse studiate. Così Andrea Cuscusa, 33enne di Villaurbana, era in grado di imporre la legge del Grighine anche nei peggiori ambienti cagliaritani. Rispettato, forse addirittura temuto, uno degli elementi di spicco della banda di presunti spacciatori ed estorsori finita in manette due giorni fa dettava le regole anche quando andava in trasferta scortato dalle staffette pagate secondo un tariffario definito in anticipo. Era capace di mettersi in tasca 120mila euro altrui senza consegnare i quintali di marijuana che gli acquirenti chiedevano. Prima di dare la merce doveva avere tutto il denaro in tasca. Così una volta, puntualmente intercettato dai carabinieri della Compagnia di Oristano comandati dal capitano Francesco Giola, lasciò i cagliaritani a mani vuote. Tornò indietro con la droga e prese con sé anche i 120mila euro, dando appuntamento ai suoi clienti a Villaurbana. Aspettò qualche ora, poi i compratori andarono a casa sua a finire di saldare il conto e solo allora ebbero la merce.

Per gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Silvia Mascia, è il segnale dell’alta capacità che la banda aveva di muoversi in un ambiente non certo semplice. Sempre Andrea Cuscusa, anche in quell’occasione intercettato, non le mandò a dire a un suo compaesano. Questi compiva furti e così gli spiegò con modi non certo amichevoli che avrebbe dovuto finirla perché altrimenti attirava l’attenzione dei carabinieri e questo era un problema: troppe divise e più difficoltà per i suoi traffici e le sue coltivazioni di marijuana. Quintali di droga che viaggiavano per tutta la Sardegna che il gruppo, che impiantava anche piantagioni proprie, spacciava dopo aver acquistato da altri “coltivatori”. È un altro segnale dei collegamenti tra varie realtà criminali dell’isola che non si fermano solo alle colline del Grighine o ad altre zone dell’Oristanese. Il Nuorese con una piantagione a Birori; il Sassarese con un campo a Pattada; e il Cagliaritano come mercato in cui piazzare la maggiore quantità di droga da vendere al dettaglio erano zone in cui operare con sfacciataggine senza timore di nessuno e con la pistola sempre in tasca.

Intanto, mentre ieri sono iniziati i primi interrogatori di garanzia, i carabinieri hanno ultimato le perquisizioni nei confronti delle persone finite in carcere assieme a Cuscusa. Sono Marco Saba, 36 anni di Siamanna, carabiniere in a Tonara immediatamente sospeso dal servizio; il fratello Stefano di 34 anni; Andrea Atzori 33 anni di Villaurbana; Stefano Caboni 53 anni di Villaurbana; Francesco Cottu, 41 anni di Ollolai; il fratello Pietro Paolo di 42 anni; Danilo Galliazzo, 32 anni di Siamaggiore; Marco Garau, 37 anni di Siamanna; Nicola Russu, 19 anni di Siamanna; Pinuccio Soru, 58 anni di Ollolai; Andrea Todde, 28 anni di Ollastra; Stefano Vidili, 40 anni di Uras. Carlo Satta, 38 anni di Oristano è invece ai domiciliari, mentre per Matteo Deriu, 33 anni, di Siapiccia e Roberto Moreggio, 32 anni di Terralba, il giudice Annie Cecile Pinello ha deciso la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Nel tardo pomeriggio di martedì sono saltati fuori altri 430 chili di marijuana. Li aveva Stefano Caboni in un garage. Tantissimi panetti da un chilo e mezzo l’uno, tenuti in frigo e confezionata sottovuoto perché non si deteriorassero.

A casa del giovane Nicola Russu sono stati invece trovati 3.620 euro con le
banconote arrotolate, segnale che il 19enne si dava da fare.

Andrea Atzori invece di droga ne aveva poco un chilo e 100 grammi, mentre Francesco Cottu aveva con sé 32 grammi di marijuana. Poca roba rispetto ai quintali che in otto mesi sono finiti nelle vie dello spaccio sardo.

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