Cannabis, per quella legale affari sicuri e certificati

Quattro negozi vendono in città i derivati, rispettando tutte le norme. In crescita anche i prodotti per filiera, nei settori della bioedilizia e del tessile

ORISTANO. La preoccupazione sembra ormai rientrata: le minacce del ministro dell'Interno Matteo Salvini sulla chiusura di tutti i negozi che trattano la cosiddetta cannabis light si sono ridotte a una stretta sui controlli e alle verifiche sul prodotto in vendita. La questione però resta al centro del dibattito pubblico e anche in una piccola cittadina come Oristano l'argomento non è irrilevante.

In città ci sono almeno quattro negozi che trattano la vendita di infiorescenze e altri sottoprodotti derivati dalla lavorazione della canapa: realtà imprenditoriali locali, nate dopo la liberalizzazione della canapa a basso contenuto di THC.

Un mercato in espansione non solo,perché il clima della Sardegna è particolarmente favorevole alla coltivazione della canapa, ma perchè sono numerosi gli agricoltori che si sono gettati in questo nuovo settore.

La canapa non era una sconosciuta in Sardegna: Elisabetta Falchi, ex assessora regionale all'agricoltura e vicepresidente di Confagricoltura Sardegna, spiega che in passato la coltivazione di canapa era praticata nell'isola a livello industriale: «Poi con i divieti la coltivazione si è interrotta. Ora l'obiettivo di tanti agricoltori è quello di ricostruire la filiera». Il primo passo è quello di sperimentare, per capire quali siano le varietà più adatte alla coltivazione in Sardegna: «Per questo stiamo lavorando all'apertura di un campo sperimentale nelle campagne di Nuraxinieddu, in collaborazione con l'agenzia Laore e con l'Università di Sassari». «Per molti agricoltori – spiega ancora la Falchi – lo sbocco principale non è rappresentato dal mercato delle infiorescenze e dei semi, ma dall'utilizzo delle fibre della canapa in ambito tessile e, soprattutto, nei nuovi settori sperimentali della bioedilizia». In Sardegna, proprio quando la Falchi era assessora, si ipotizzò anche di usare la canapa per le bonifiche dei siti inquinati, viste le eccezionali capacità della pianta di assorbire i metalli pesanti dai terreni in cui è coltivata. Molti agricoltori, comunque, si rivolgono anche al mercato alimentare e da qui arrivano tutti i prodotti che si trovano in vendita nei negozi: non solo le infiorescenze, quelle che – per intendersi – si possono fumare, anche se quest'uso non è previsto dalla legge, ma anche tisane, farine, dolci aromatizzati e tantissimi altri prodotti. Mariano Fadda è il titolare di un negozio di cannabis light in vico Mazzini: «Il proibizionismo è controproducente, gli studi ci mostrano che dove la cannabis è legale i consumi si riducono», racconta.

«Abbiamo una clientela molto variegata, per esempio da noi vengono molti celiaci, perché possono assumere la farina di canapa senza rischi». Anche Manuela Porcu, che ha aperto il suo negozio in via Pietro Riccio, racconta di una clientela variegata per età e censo.

«Da noi vengono sia ragazzini che persone anziane, per esempio tante persone malate che cercano un po' di sollievo con i nostri prodotti». Anche qui in vendita c'è di tutto, e certamente in questi giorni si respira un po' di tensione:
«Ma ci siamo abituati, non è la prima volta che si parla di chiudere questi negozi. Ma tutto è in regola, noi siamo commercianti che pagano le tasse e dietro di noi c'è tutta una filiera che produce la materia prima. Perché mettere in difficoltà persone che lavorano onestamente?».

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