centro marino internazionale 

Nei fondali del Sinis c’è una foresta

I ricercatori hanno scoperto la presenza della cystoseira usneoides

CABRAS. Un nome complicato, ma con un valore inestimabile per l’Area Marina Protetta del Sinis. È la Cystoseira usneoides, una rara foresta di una specie tutelata, che testimonia l’elevata qualità dei fondali del Sinis. Si tratta di un’alga arborescente che dà luogo a una foresta sottomarina e che può raggiungere il metro e mezzo di altezza. Condizioni indispensabili affinché possa proliferare sono la presenza di forti correnti e la pulizia delle acque.

Protagonisti dell’importante ritrovamento sono stati i ricercatori del gruppo di Ecosistemi Costieri e Biodiversità della Fondazione IMC di Torregrande. «Si tratta di una specie molto rara – il commento di Daniele Grech, ricercatore del Centro Marino Internazionale –. È la prima volta che viene segnalata in Sardegna dalla comunità scientifica. Finora era stata localizzata solo in Sicilia, per quanto riguarda il contesto italiano. Stiamo intensificando gli studi per verificare che non ci siano stati cambiamenti storici nella presenza della specie: in profondità gli impatti sono evidenti, strascico e reti da posta sono tra le principali cause di declino di queste specie arborescenti che vengono strappate facilmente durante la pesca. Per questo motivo è importante che venga regolamentata l’attività umana, in particolare nelle aree dov’è avvenuto il ritrovamento, al largo dello scoglio del Catalano. La verità è che conosciamo ancora poco riguardo alla loro distribuzione e il rischio è che molte specie vengano perse ancor prima di averle studiate e analizzate».

Fondamentale anche il supporto degli amanti del mare. «È attivo da alcuni anni un progetto di Scienza Cittadina su questo tema, denominato “Progetto Fucales: chi le ha viste?”. È una ricerca focalizzata su queste alghe che prevede il coinvolgimento di tutti i fruitori del mare per segnalare la
presenza queste foreste marine. La stagione primaverile è la migliore per il loro avvistamento perché crescono in primavera e perdono gran parte delle ramificazioni in tarda estate. Questo è il momento migliore perchè in tanti diano il contributo a noi ricercatori tramite le fotografie».

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