Oristano, niente cardiologo e il paziente col defibrillatore resta senza visita

L’odissea all'ospedale San Martino di un uomo che vive grazie a un apparecchio impiantato due anni fa, esposto alla direzione generale

ORISTANO. «Ero in ospedale per una risonanza magnetica, ma dal reparto di cardiologia non è arrivato nessuno a disattivare il defibrillatore, così è saltata l’intera visita». Il paziente vive grazie a un apparecchio impiantato due anni fa, quando gli fu diagnosticata la sindrome di Brugada. A causa di quella malattia congenita, infatti, il suo cuore potrebbe fermarsi all’improvviso. «Mi hanno impiantato un defibrillatore salva vita che lo scorso anno si è scaricato più volte cosicché ho rischiato di morire più volte».

Il paziente racconta una situazione non facile, fatta di continui ricoveri e visite specialistiche: «Sempre lo scorso anno ho anche subito un intervento al cuore, dieci ricoveri tra Oristano, Cagliari e Milano e circa venti accessi al pronto soccorso. All’ospedale di Nuoro, dove mi sono rivolto perché ho continui capogiri e ronzii alle orecchie, mi e stato indicato di fare una risonanza magnetica dell’encefalo». Il paziente abita in un paese dell’hinterland e così, dal momento che la sua malattia non gli permette di viaggiare da solo, ha deciso di sottoporsi all’esame all’ospedale San Martino ovvero la struttura più vicina. «Sono andato al reparto di radiologia per prendere un appuntamento: ho parlato con il primario che, dopo aver controllato la documentazione, mi ha ricordato che per fare la risonanza con un defibrillatore ci vuole la presenza di un cardiologo sia per la disattivazione sia per l’assistenza al paziente in caso di necessità, infine per la riattivazione a fine esame».

I medici gli raccomandano quindi di informare il reparto di cardiologia e di comunicare al medico di turno che sarebbe dovuto essere presente in radiologia per disattivare e riattivare il defibrillatore. È proprio a questo punto che sarebbero iniziati i problemi: «Il pomeriggio del 28 maggio telefonai in Cardiologia dove mi rispose una infermiera. C’era anche il medico di turno, che sarebbe stato in servizio il giorno dell’esame, ma non volle parlare direttamente con me – racconta Giovanni –. L’infermiera mi comunicò che, secondo il medico, sarei dovuto andare io in cardiologia per farmi disattivare il dispositivo poi recarmi in radiologia e risalire in cardiologia a fine esame. Spiegai che questo non era possibile date le mie condizioni di salute e che spesso mi vengono aritmie. In più, dal momento che soffro di capogiri e poi c’era il problema di spostarmi da un reparto all’altro col dispositivo disattivato. Per una tachicardia rischio la vita. L’ infermiera mi ha dato ascolto, la dottoressa no». Il 5 giugno, il paziente arriva con più di mezz’ora di anticipo in Radiologia per sottoporsi all’esame che non verrà fatto: «Ho aspettato sino a mezzogiorno. Nonostante il medico della risonanza avesse chiamato più volte il cardiologo, questi si è rifiutato di raggiungermi per disattivare il defibrillatore e dare assistenza durante l’esame, confermando quello che aveva anticipato il giorno della telefonata».

Il paziente a questo punto ha deciso di rivolgersi al direttore generale della Assl, Mariano Meloni: «Ritengo gravissimo che un medico si rifiuti di dare assistenza a un malato soprattutto nelle mie condizioni – ha scritto –. Lo scorso gennaio, al Brotzu, ho fatto una risonanza al cuore e non ci sono
stati problemi. Oltre al cardiologo, era presente un’infermiera: ho trovato disponibilità e cortesia, mi chiedo perché un paziente di Oristano e provincia debba andare a curarsi fuori dal territorio quando abbiamo anche noi i macchinari e personale? ».

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