Ales, dieci mesi di attesa per una visita al cuore

Il sindaco denuncia la drammatica situazione del Poliambulatorio dell’Assl Pazienti costretti a rivolgersi a strutture a pagamento o al pronto soccorso

LACONI. Servizi sanitari sempre più alla deriva nel distretto dell’Alta Marmilla. Liste d’attesa lunghissime e carenze strumentali. Per poter effettuare una visita cardiologica, ad esempio, si può arrivare ad aspettare anche dieci mesi. Un tempo decisamente troppo lungo per i pazienti, specialmente per quelli più anziani, costretti a rivolgersi ad altre strutture o addirittura al pronto soccorso per affrontare situazioni che potrebbero essere gestite dallo specialista. A denunciare le gravi carenze è il sindaco Francesco Mereu: «La nostra sanità è in grosse difficoltà e i fatti lo dimostrano. Oggi purtroppo le strutture sono fatiscenti e senza la minima manutenzione. Ci rendiamo conto che con tutte le riforme che si sono susseguite, macchinari e attrezzature e di conseguenza professionalità mediche sono state centralizzate e trasferite nella struttura Assl di Oristano».

C’è però un aspetto su cui il primo cittadino punta il dito: «In particolar modo per la Cardiologia si sta assistendo a un inaccettabile incremento delle liste d’attesa con particolare riferimento ai pazienti cronici che meno di altri possono affrontare viaggi e spostamenti per raggiungere i centri dove ancora è possibile ottenere un appuntamento; ad Ales i tempi di attesa sono di dieci mesi. Ad aggravare la situazione c’è, poi, evento non poco frequente, l’annullamento senza alcun preavviso di visite già programmate da tempo».

Una situazione di emergenza che fa sembrare ancora più lontano il periodo d’oro della sanità in Alta Marmilla tra gli anni ’80 e ’90 quando il poliambulatorio di Ales assicurava numerosi servizi ed era considerato presidio di ottimo livello non solo per la Marmilla.

Ci sono dunque carenze su servizi essenziali che preoccupano gli amministratori impegnati nella lotta alla sopravvivenza dei piccoli centri, quelli proprio come i tanti paesi della Marmilla, dove i giovani vanno via, nascono pochissimi bambini e i residenti sono perlopiù anziani che necessitano di avere un buon livello di assistenza sanitaria. «Mi chiedo – dice Mereu – quali siano le prospettive dei pazienti bisognosi di cure che vivono in territori di periferia come il nostro. Come si possono aiutare i pazienti se i medici non sono messi nelle condizione di farlo?».

Domande legittime dettate dalla realtà dei fatti, la cui risposta, però, può arrivare solo dall’alto. «Chiedo alla
politica regionale e al presidente della commissione Sanità, Domenico Gallus, di intervenire per non far morire questi servizi essenziali. I risparmi vanno bene – conclude il sindaco –, ma non si può risparmiare sui pazienti perché la salute è un bene che abbiamo il dovere di tutelare».

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