Pane fresco, merce rara il precotto imperversa

In pochi anni i 94 panettieri artigiani hanno ridotto le vendite di un quinto Il prodotto surgelato proveniente dall’estero ha sbaragliato la concorrenza

ORISTANO. Cala il consumo del pane fresco. Sono state le organizzazioni dei panificatori, Assipan-Confcommercio e Assopanificatori-Fiesa Confesercenti, a lanciare l’allarme. Secondo i panificatori negli ultimi anni il consumo di pane in Italia è sceso del 40 per cento, con un utilizzo pari a 31 chili pro capite l’anno, un livello largamente inferiore rispetto a quello di altri Paesi dell’Ue. Anche a livello locale, le cose non vanno meglio. «Il calo si attesta attorno al 20 per cento rispetto a dieci anni fa – dice Riccardo Porta, responsabile regionale dei panificatori aderenti a Confcommercio – anche se è iniziato molto tempo prima: quarant’anni fa il pane, fresco, era l’alimento principale, oggi non più». Porta è discendente di una dinastia di panificatori di Gonnosfanadiga, una delle patrie del pane tipico , ma il suo punto di osservazione è quello di chi deve rappresentare un’intera categoria. E fa anche autocritica. Dice: «Stiamo pagando gli errori del passato, quando, si lavorava sulla quantità e sul prezzo, puntando sulle lievitazioni veloci. Oggi, i panifici artigianali hanno ripreso a puntare sulla qualità e sui prodotti della tradizione, strategia vincente anche se la concorrenza dei prodotti industriali congelati di provenienza estera, è fortissima». La legge impedisce di mettere in vendita come “fresco” il pane surgelato precotto, cercando di tutelare i panettieri artigianali che solo in Sardegna sono 930, dei quali, 94 in provincia di Oristano. All’epoca, i panettieri esultarono, ma è ancora presto per conoscere gli effetti di questa legge che tutela anche i consumatori, imponendo alle rivendite di separare i prodotti e di specificare il tipo di produzione e conservazione. I panifici sardi, quotidianamente sfornano 3.000 quintali di prodotto, per un totale annuo che sfiora le 110mila tonnellate «costantemente sotto attacco da parte del surgelato che arriva dall’estero o da altre regioni d’Italia, dalla concorrenza sleale e dagli abusivi», secondo Confartigianato. La Regione aveva anticipato i tempi del legislatore nazionale, attraverso il logo “pane fresco”, ha disciplinato in maniera organica l'attività di produzione e di vendita del pane e le sue tipologie tipiche. «Ciò che serve è un lavoro di informazione verso i consumatori troppo
spesso distratti da mode e falsi miti, come quello che negli anni, ha demonizzato il glutine – dice Porta – un lavoro che noi panificatori facciamo quotidianamente, cercando di spiegare che il pane è un prodotto naturale, il cui prezzo è legato a vari fattori, compresa la lavorazione».

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