La mamma di Manuel: "No, Fodde non è pentito"

"Voleva uccidere anche me. Non ho fatto in tempo ad aiutare mio figlio

MACOMER.

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«Avrei voluto salvare mio figlio. Volevo portarlo in comunità così che chiudesse per sempre con la droga. Non me ne hanno dato il tempo». Le parole di Fabiola Balardi sono come pietre: «Leggere che l’avvocato dell’assassino di mio figlio ritiene che l’ergastolo sia ingiusto mi fa sorridere: quelli hanno ucciso, non pretendano adesso di essere premiati».

La madre di Manuel Careddu, il ragazzo di Macomer ucciso a colpi di badilate per un debito di droga, ha finito le lacrime e ora è a dir poco irremovibile nella sua severità. Rivendica giustizia, che dice di aver ottenuto con quelle condanne (ergastolo per Christian Fodde, 30 anni di reclusione per Riccardo Carta, 16 per Matteo Satta e per i due minorenni) che lei definisce «eque e giuste». Dice: «Ho letto che l’avvocato difensore di Christian Fodde, Aurelio Schintu, definisce iniquo l’ergastolo per un ragazzo di 19 anni. Mio figlio, quando è stato assassinato, ne aveva 18 e per lui hanno deciso quegli assassini che ora non meritano nulla, tanto meno il mio perdono». Fabiola Balardi non avrebbe voluto parlare più di quel delitto che gli ha stravolto irrimediabilmente l’esistenza, «almeno non adesso», spiega «ma già che è l’avvocato dell’assassinio di mio figlio a voler riaprire le ferite, se mai si possano chiudere, lo dico: Fodde e la ragazza non si sono affatto pentiti. Io non ci credo».

Christian Fodde
Christian Fodde

Già, il pentimento che i due imputati, la coppia “diabolica” che avrebbe sentenziato la condanna a morte del giovane che rivendicava il pagamento di 400 euro per una fornitura di droga, è stato uno degli elementi cruciali dei processi. È sul tema del pentimento di Fodde che punta in maniera particolare l’avvocato Aurelio Schintu, il quale l’altra sera ha convocato i giornalisti nel suo studio di Ghilarza per annunciare la presentazione di un ricorso in appello contro quella sentenza che ha definito «ingiusta». «Christian Fodde si è pentito ed è stato il primo e l’unico a riconoscere le sue responsabilità e ad accompagnare gli inquirenti sul luogo del delitto – ha detto il legale – Certo, ciò che ha fatto è immensamente grave e dovrà pagare per questo, ma il carcere a vita è esagerato».

La replica di Fabiola Balardi è tagliente: «Quelli hanno tolto la vita a mio figlio. Fodde l’ergastolo se lo merita. Anzi, avrebbe meritato una condanna impossibile anche da pronunciare». La donna racconta del rapporto con il figlio che non c’è più: «Mi diceva tutto. Certo che sapevo che era finito in un brutto giro, e non passava giorno che io lo implorassi di chiudere con quel mondo. Altri hanno deciso prima che io potessi fare qualsiasi cosa per lui». Ferita, com’è ovvio che sia, la madre di Manuel Careddu contesta ogni parola dell’avvocato Schintu. «Non è vero nulla di quel che racconta. Mio figlio non ha mai minacciato nessuno, altrimenti me lo avrebbe detto, lo avrei saputo. Io ho parlato con i genitori della ragazza e di Fodde, anche loro mi hanno confermato che non sapevano nulla di tutto questo».

Poi aggiunge: «Fodde non ha ucciso per amore, sotto l’effetto della ketamina. Quella è gente che il carcere se lo merita tutto. Pensi che dalle intercettazioni è emerso che volevano uccidere anche me. Li dipingono come ragazzi, ma se fosse stato così non avrebbero ucciso mio figlio e infilato il suo corpo dentro un bidone, manco fosse un agnello da macellare. Una cosa così efferata non merita attenuanti e le sentenze dei giudici sono state corrette». L’ultimo affondo Fabiola Balardi lo riserva alla ragazza del gruppo, alla fidanzatina di Fodde, condannata a 16 anni di carcere dal tribunale per i minori: «In tutta questa storia lei è stata determinante».

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