Monte Prama: l'area archeologica più importante dell'isola chiusa e abbandonata

Il cantiere è recintato, davanti al cancello chiuso i turisti costretti ad andarsene

CABRAS. Una brezza leggera passa sulla collina di Mont ‘e Prama in questi primi giorni di settembre. Come un lamento accarezza le viti che ondeggiano appena e rompe il silenzio calato sul sito archeologico più importante della Sardegna e forse del Mediterraneo.

Oltre al rumore del vento, tutto il resto tace. Un’atmosfera irreale accoglie gli ultimi turisti che si fermano davanti all’area recintata e si bloccano di fronte al cancello chiuso, guardano dall’esterno, leggono la scritta del cartello mezzo sbeccato, quindi risalgono in macchina e sconsolati vanno via.

Chissà quante domande avrebbero voluto fare se soltanto ci fosse stato qualcuno a rispondere. Sicuramente avrebbero chiesto informazioni sulla civiltà che ha realizzato le straordinarie statue dei guerrieri, degli arcieri, dei pugilatori, che in quell’area ha vissuto diversi millenni fa le cui tracce sono arrivate fino a noi. E invece solo silenzio.

Un fastidioso, rimbombante e incomprensibile silenzio, rotto, a momenti, dalla brezza leggera che passa sulla collina e sui resti di quell’antica civiltà. Gli scavi, interrotti da oltre due anni, non riprendono. E nessuno sa quando riprenderanno, né se riprenderanno. Tutto fermo in attesa, pare, che vengano definite le procedure di esproprio dei terreni adiacenti all’area già indagata.

Circa i tempi, le modalità, lo stato di avanzamento delle pratiche, eventuali soluzioni alternative: silenzio.

Se gli addetti ai lavori tacciono, parlano i social. E lo fanno alla loro maniera: accusando, chiedendo spiegazioni e promuovendo forme di protesta verso chi, a dire di molti, anziché valorizzare un immenso patrimonio che appartiene a tutti, tace o quando parla ne sminuisce il valore. Chissà se il neo Ministro ai beni culturali Dario Franceschini, che occupava lo stesso dicastero nel governo Gentiloni, ricorderà il documento anche da lui sottoscritto, propedeutico alla costituzione della Fondazione che avrebbe dovuto tutelare i siti archeologici presenti nel territorio cabrarese, quindi anche Mont ‘e Prama?

Ma, a distanza di oltre due anni da quella firma, anche la tanto sbandierata Fondazione sembra essere stata inghiottita dall’oblio che avvolge il sito e il resto della collina.

Sui social si lancia l’appello alla partecipazione E qualcuno, sempre dai social, si dice pronto a partecipare al un sit-in che dovrebbe tenersi nelle prosime settimane sotto il palazzo della Regione e davanti all’area di scavo, per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica circa la situazione in cui versa l’intera area archeologica, quella indagata e quella da indagare.

Tra pochi giorni inizierà la vendemmia negli oltre sette ettari di vigneto, impiantato nel 2015 a fianco e a nord dell’area in cui sono state rinvenute le statue e gli altri importanti reperti, tra cui alcuni modelli di nuraghe molto ben conservati.
I grappoli di Cannonau, Vermentino, Vernaccia e Nieddera si trasformeranno in vino del Sinis. Nella zona echeggeranno le voci degli operai al lavoro e per qualche giorno spezzeranno il silenzio che regna a Mont ‘e Prama. Poi tutto tacerà di nuovo.

Piero Marongiu

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