Proiettili al sindaco, Ula Tirso si stringe intorno a Ovidio Loi

«Deciderò che fare solo dopo aver parlato col procuratore» Sostegno dai presidenti di giunta e consiglio regionale 

ULA TIRSO. Chi colpisce un amministratore locale offende una comunità. Ula Tirso è un paese ferito all'indomani del gravissimo atto intimidatorio subito dal sindaco Ovidio Loi, destinatario di tre proiettili. La minaccia ha turbato il primo cittadino, che si è preso qualche giorno di tempo per riflettere sull'opportunità di continuare a svolgere il mandato. Ovidio Loi si è chiuso nel riserbo motivando il suo silenzio con la necessità di voler prima affrontare la vicenda con le autorità preposte alle indagini. «Finché non parlerò con il procuratore non rilascerò alcuna dichiarazione», ha spiegato provato e incredulo ai numerosi colleghi, esponenti della politica regionale, amici e conoscenti che lo hanno contattato per offrire il loro sostegno morale. Il presidente della Regione Christian Solinas ha rinnovato l'impegno personale e di tutto l'esecutivo in difesa di chi opera in prima linea senza filtri e a stretto contatto con la gente.

«Esprimo al sindaco di Ula Tirso la mia solidarietà e quella di tutta la giunta per l’atto intimidatorio subìto. Questi atti vili – ha dichiarato il governatore – non fermeranno il lavoro svolto onestamente dagli amministratori locali per le loro comunità». Con la vittima del macabro avvertimento si è schierato l'intero consiglio regionale, a cui ha dato voce il presidente Michele Pais. Il referente dell'assemblea si è detto sicuro che «l’ennesima intimidazione contro un esponente delle istituzioni non riuscirà a scalfire l’impegno che Ovidio Loi ha sempre dimostrato da primo cittadino. Il consiglio regionale è vicino al sindaco, alla sua famiglia e alla comunità di Ula Tirso». La condanna e le attestazioni di solidarietà sono state trasversali e da più parti è stata rimarcata la necessità di andare alla radice del problema, di trovare un’efficace controffensiva alle manifestazioni di dissenso che possono maturare in una condizione di malessere e disagio sociale nella quale si riconoscono tante realtà periferiche dell'isola. «È un problema culturale e sociale che va affrontato con politiche strutturali, inclusa un'attività di sensibilizzazione e di prevenzione svolta in tutti gli strati della società cominciando dalle scuole. Non si può pensare di risolvere il problema quando scoppia la grana, bisogna agire in anticipo e in modo capillare», è la presa di coscienza caldeggiata dall'assessore comunale Vincenzo Fazzalari, che invoca anche più risorse per i Comuni. «Nei piccoli paesi le aspettative sono altissime ma non sempre gli enti locali possono dare tutte le risposte che i cittadini sollecitano. Gli amministratori locali conoscono le dinamiche del contesto in cui operano e sono loro a interfacciarsi con la gente, ad essere investiti dei problemi e a essere chiamati a prospettare soluzioni che spesso non sono materialmente in grado di offrire. E' quindi necessario trasferire più poteri ai Comuni, soprattutto di tipo economico, inoltre la politica nazionale deve attivarsi per creare prospettive di lavoro». Opinione condivisa è che per produrre gli anticorpi giusti bisogna ripartire dai giovani «dalla scuola e dalla formazione finalizzata alla creazione di specializzazioni e di attività d'impresa», ha ricordato il sindaco di Busachi e presidente dell'Unione dei Comuni del Barigadu, Giovanni Orrù.

«Siamo preoccupati per il fenomeno che sta coinvolgendo anche il nostro territorio, ha commentato riferendosi anche all'attentato incendiario commesso un mese fa ai danni del vicesindaco di Ardauli, Marco Deiana. «Gestire la cosa pubblica con poche risorse sta diventando sempre più difficile, espone ad atti immotivati e inqualificabili come questi. Il modo migliore per cambiare le cose è far capire ai cittadini quale impegno si nasconda dietro il compito di un amministratore. Ma urge anche un intervento ad ampio spettro per combattere il malessere dovuto alla mancanza di lavoro, di infrastrutture e di servizi e questo lo può fare il governo nazionale anche trasferendo più risorse agli enti locali. Infine bisogna riprendere in mano il discorso della formazione per i giovani, ma che sia concepita come un percorso finalizzato a creare occupazione».

L’antidoto invocato da tutti è il dialogo tra cittadini e istituzioni, un aspetto su cui ha indugiato l'ex sindaco e oggi capogruppo della minoranza ulese Antonello Piras, anch’egli vittima di un atto intimidatorio all'epoca in cui indossava la fascia tricolore.

«È un gesto da vigliacchi che
coinvolge tutto il paese – ha dichiarato Piras – le difficoltà si affrontano discutendo dei problemi. Il sindaco è persona corretta, educata e rispettosa della legge e non c'è nulla che possa rendere plausibile questo tipo di violenza, sia nel suo caso che in quello delle altre vittime».

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