IL COMMENTO

Robin Lane Fox, un archeologo della University of Oxford, ha recentemente scritto un bellissimo libro sugli “Eroi viaggiatori. I greci e i loro miti nell'età epica di Omero”, in cui parla anche dei...

Robin Lane Fox, un archeologo della University of Oxford, ha recentemente scritto un bellissimo libro sugli “Eroi viaggiatori. I greci e i loro miti nell'età epica di Omero”, in cui parla anche dei Gigantes, i giganti della Grecia.

Il fatto è che i Giganti, noti alle tradizioni mitiche di numerosi popoli, tra cui gli Ebrei della Bibbia, nella mitografia della Grecia sono una generazione di dei giganteschi che viene schiantata dagli dèi dell’Olimpo, con in testa Zeus, e relegati nel mondo sotterraneo.

E i Greci dell’antichità giuravano di aver trovato le ossa dei giganti, che scavi paleontologici hanno chiarito essere fossili di animali mostruosi vissuti milioni di anni fa.

Dunque i Giganti sono un simbolo, ambivalente, di esseri di dimensioni straordinarie che possono essere buoni o, più spesso, malvagi.

Ad essi il folklore mondiale, ma in particolare quello mediterraneo e nord europeo attribuisce i monoliti giganteschi (i menhir, ossia le perdas fittas della Sardegna) eretti dall’Atlantico al Vicino Oriente, i monumenti dolmenici (tombe preistoriche, assimilate a gigantesche ‘tavole’ di pietra, e le costruzioni che chiamiamo ‘ciclopiche’, ossia dei Ciclopi, figure favolose della mitologia greca, di statura gigantesca e fornite di un solo occhio situato in mezzo alla fronte, come il Polifemo accecato da Ulisse nell’Odissea.

Il termine “gigante” sopravvive nel sardo e deriva a sua volta dal latino gigas, ‘gigante’, nelle forme giganti / zigante. Giovanni Lilliu nel 1962, nell’articolo Storiografia nuragica dal secolo XVI al 1840 ha analizzato le attestazioni dei nuraghi detti Su Gigante (Cheremule), Su Igante (Uri) e Su Casteddu de su Gigante (Teulada), accanto alla più comune denominazione di tumba de sos Zigantes, Sepulturas de Gigantesa, Gigantinu, propria delle tombe ‘ciclopiche’ della cultura nuragica del II millennio a. C.

Lilliu osservava che i Sardi attribuivano la costruzione di nuraghi e tombe dei Giganti a questi esseri sovraumani, a volte veri Ciclopi come nel caso del nuraghe Nurabba di Bonorva, dove un pastore imprigionato dal gigante infilzò con un palo acuminato l’unico occhio del Ciclope, più spesso Orcus, da cui Domu ‘e s’Orku dato a nuraghi, ma anche a tombe di Giganti.

Benché la favola dei Giganti sardi appaia nei nostri testi tra Cinque e Seicento, il grande Professor Lilliu pensava che la tradizione di questi esseri sovraumani in Sardegna potesse risalire all’età protostorica, in cui si identificavano queste figure primigenie e ‘terrigene’ di giganti, straordinari edificatori di nuraghi, tombe megalitiche, muraglie etc.

Passiamo ora a Mont’e Prama ed al sito www. monteprama.it, armonico strumento di diffusione delle conoscenze sul celebre sito, costruito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio.

Eroi o giganti? Fu ancora una volta il nostro amato maestro prof. Lilliu a parlare di Eroi di Mont’e Prama e a sostenere l’esistenza di un heroon, un luogo di sepoltura, sacralizzato, dell’eroe o degli eroi. Di questo si è discusso ai Lincei nel gennaio 2015, grazie alla volontà di Mario Torelli di portare in quel massimo consesso accademico le voci della Soprintendenza archeologica (Alessandro Usai e Emina Usai), dell’Università di Cagliari (Gaetano Ranieri), dell’Università di Sassari (Salvatore Rubino, Paolo Bernardini, Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca) sui risultati delle nuove ricerche del 2014, dopo 35 anni di interruzione. Ebbene in quella sede si è parlato dello “statuto eroico” delle statue di Mont’e Prama.

Parliamo allora di Eroi, immaginando che essi siano quei personaggi di statura spesso superiore alla media e che arriva a m 2,20, rappresentanti inermi (giovani senz’armi, che attendono con prove sanguinarie di ottenere le armi) e armati (di arco e di spada).

Ma i Sardi che hanno costruito il complesso funerario, rituale (e io suppongo sacrale) di Mont’e Prama hanno rivolto la loro attenzione agli antichi nuraghi, già diruti, o riutilizzati, ma non più costruiti, di dieci generazioni prima: ed infatti troviamo il più grande complesso di modelli anche di grandissime dimensioni di nuraghi singoli, trilobati, quadrilobati e ottolobati.

Questi nuraghi e le tombe relative, simboleggiate dai nuovi betili che, nell’età del bronzo, erano infitti nello spazio antistante la fronte della tomba di giganti, erano state edificati miticamente da un popolo d’eroi giganteschi.

Ora a me piace parlare con Alessandro Usai di questo popolo di eroi in pietra di Mont’e Prama, ma se un ingegnoso marketing continuerà ad utilizzare il lessema gigante ricordando,
non le statue, ma il popolo dei nuraghi potrà essere fruttuoso. L’importante è che non sorga un mito moderno di una Sardegna gigantesca che rivaleggia con l’universo mondo.

Gli eroi di Mont’e Prama se ne vergognerebbero.

*Archeologo, Università di Sassari

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