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Ad un primo sguardo potrebbe sembrare un mercato autarchico, ma l’aspirazione ultima è una proiezione verso il resto del mondo, per far capire che la Sardegna è quanto viene raccontato nei libri e...

Ad un primo sguardo potrebbe sembrare un mercato autarchico, ma l’aspirazione ultima è una proiezione verso il resto del mondo, per far capire che la Sardegna è quanto viene raccontato nei libri e molto di più. Si dipinge una vera galassia editoriale sarda che corre su un binario parallelo a quello nazionale e che è presente alle kermesse librarie più importanti. Se gli editori isolani continuano a stampare libri una ragione c’è e si dimostra talmente valida da interessare anche i grandi editori. Sono convinta che non sia un azzardo affermare che in nessun’altra regione italiana il fattore identitario si compiace come in Sardegna di essere alimentato anche dalla lettura, dilatato fino a sconfinare nel sentimento di appartenenza e orgoglio. Un sentimento che a dispetto di certe demonizzazioni moderne è stato la linfa che nei secoli dell’annichilimento ha permesso di sopravvivere in quanto popolo al dominatore di turno. Gli editori sardi che oggi proseguono lungo questo cammino hanno intercettato il richiamo di un nutrito sottobosco di autori e lo hanno fatto coincidere con l’interessamento dei lettori per una precisa produzione letteraria.

Se si va a scavare il fenomeno un po’ più a fondo si riscontra che la vera portatrice di una concezione più moderna di editoria è stata la casa editrice Il Maestrale. Nata a Nuoro nel 1992, concepita nel retrobottega di una libreria, fin da subito si impone come “laboratorio di idee e di scrittura”, con un occhio attentissimo alle nuove voci della narrativa sarda. Lungimiranza e intuizione porteranno gli editori-librai a scoprire penne importanti come Niffoi e a sdoganarle dal ristretto ambito regionale, a creare una joint venture con la Frassinelli e a ottenere una distribuzione nazionale.

Sempre nel 1992, nasce un’altra realtà editoriale di rilievo e se vogliamo, ancora più connotata dal punto di vista identitario: le Edizioni Condaghes. La sua attività di ricerca e valorizzazione del territorio, della lingua e delle tradizioni va avanti da 28 anni: oggi l’editore vanta altrettante collane – dai romanzi, ai dizionari in limba ai testi teatrali – e il pregio di coltivare narratori di razza come Eliano Cau, scrittore e poeta di Sorgono, riconosciuto esponente della cultura sarda più autentica. Negli ultimi tempi si sta facendo notare per spirito di intraprendenza una casa editrice cagliaritana che affonda le radici in un’esperienza familiare di lunga data nel campo dei libri: La Zattera. Anche questa volta la casa editrice è diretta emanazione di una libreria e da quell’humus concettuale, proprio di chi i libri è abituato a venderli, trae forza per proporre autori emergenti. Di questi tempi, laddove anche le librerie storiche sono costrette a chiudere, ci vuole coraggio per aprirne una, figuriamoci gettarsi nell’impresa di dare vita a una nuova casa editrice. Eppure accade e a scommettere stavolta è Palabanda, con la sua redazione tutta al femminile, convinta che la cultura possa fare la differenza tra decadimento sociale e la costruzione di menti pensanti. Perché fare editoria non può essere solo business, per quanto mi sia stato confessato al pari di una grande verità proprio da una manager che i libri li tratta ad alti livelli.

Io però voglio credere che sia anche progettualità, ideologia (almeno in minima parte), consapevolezza
che gli scrittori non sono né intercambiabili (almeno quelli degni di questo nome), né automi costretti a creare a comando. Voglio credere che dopo migliaia di pubblicazioni, si possa ancora parlare di Sardegna senza retorica o prosopopea, ma con meritate onestà e schiettezza.



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