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Lo sanno a PortoTorres dove sono stati dispersi in terra e in mare - non solo da Sindyal - chissà quanti rifiuti tossici; come nei pressi di Portoscuso, dove la catena alimentare è alterata temo in...

Lo sanno a PortoTorres dove sono stati dispersi in terra e in mare - non solo da Sindyal - chissà quanti rifiuti tossici; come nei pressi di Portoscuso, dove la catena alimentare è alterata temo in modo insanabile. I due casi - a nord e a sud - spiccano per notorietà in un quadro di manomissioni diffuse. D'altra parte si sono dati un gran daffare in tanti; e in tanti anni, contaminando 450mila ettari di terra, disboscando due terzi del patrimonio boschivo, appiccando incendi dappertutto, trasformando i litorali in basamenti di brutte case. Troppe le urbanizzazioni illecite con grave scempio di assetti idrogeologici. Come attorno a Capoterra e a Olbia dove il cielo in autunno non "è sempre più blu". Pure l' hi-tech ci ha portato sfiga con i blitz degli speculatori sulle energie rinnovabili; e per non farci mancare nulla abbiamo accolto nel Sulcis i produttori tedeschi di bombe. testabili comodamente nelle guerre simulate a Quirra.

Non serve l'eta del gigante per contabilizzare gli sfregi al patrimonio naturale e culturale sardo per il vantaggio di pochi; e neppure la stima di demografi per sapere gli anni di vita che restano a questo o a quel paese (per via della lontananza dal mare, ci spiegano). Basta guardarsi attorno; e chi si interroga trova la risposta nella vignetta impietosa di Altan. “Cos'ho dottore?/Niente, ha perso tutto”. Tutto, se sulle comunità si scaricano gli squilibri territoriali, gli effetti del cattivo governo, come negli affreschi trecenteschi di Pietro Lorenzetti monito per i senesi.

Pure per questo è precipitata la fiducia verso la politica, in fondo alle classifiche dei sondaggisti. Nel contesto di una diffidenza crescente e pericolosamente generalizzata.

Ha ancora credito la Chiesa ma con poco entusiasmo, nonostante Papa Francesco e le sue sollecitazioni perché si affermi una visione politica più adeguata ai bisogni: «Altri modi di intendere l’economia e il progresso» (Laudato sì, § 16).

Per questo ho letto con sollievo l' accurata intervista (qui, il 30 dicembre) di Mario Girau al capo della Caritas italiana don Francesco Soddu. Lo conosco quanto basta per non avere dubbi sul merito del suo programma di soccorso ai disgraziati nelle strade non solo italiane, soprattutto ai più sfortunati che cercano accoglienza lontano da casa.

Una missione che prende forza dalle analisi sulle ragioni: per cui tanti - pure vicino a noi - hanno urgente bisogno di solidarietà. Non è casuale che don Soddu abbia evocato "il grande dolore per le povertà e le fragilità" della Sardegna. Evidenziando il degrado del territorio "martoriato dai veleni delle fabbriche e non solo, impoverito dallo spopolamento dei piccoli centri e da un tasso di disoccupazione sempre crescente (...)". Riassunto impeccabile, utile per decidere di respingerli sempre i ricatti e i condizionamenti "da parte di chi, arrivato da fuori, non ha fatto altro che contribuire a impoverire ulteriormente il nostro territorio". Non c'è alternativa, sostiene don Soddu, alla necessità di salvaguardarli i beni culturali e paesaggistici, proprio per tutelare il lavoro delle prossime generazioni multietniche. Ma la coscienza di luogo - presupposto per ogni progetto - manca da un po' in questo Paese, nel solco del deficit denunciato da Pasolini 40 anni fa: «Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia». La verità, appunto. Ma si avverte già in questa fase preelettorale la solita propensione a raccontare un'altra Sardegna. Inammissibile per chi dovrebbe usare con cura il residuo sottile di autorevolezza di cui dispone, e convincere gli elettori, non solo di sinistra, che un programma
di governo per ridurre le disuguaglianze è ancora ipotizzabile. La Caritas più del Pil osserva il disagio sociale, e crede che sia indispensabile agire prima che si acutizzi. È - appunto - il compito della politica, che diventa insopportabile quando finge di svolgerlo.



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