Premio Deledda, vince Valentina Fortichiari con "Lezione di nuoto"

Il premio Deledda è stato vinto da Valentina Fortichiari. Una cerimonia partecipata, quella di ieri all'Eliseo, che ha visto il dibattito allargarsi dalla letteratura a temi di stretta attualità, in particolare

nelle brevi conversazioni che il conduttore della serata, il giornalista Francesco Birocchi, ha avuto con Sergio Zavoli e Carlo De Benedetti , presidenti di giuria rispettivamente per la Narrativa Nazionale e la Saggistica
NUORO. È la scrittrice Valentina Fortichiari con il romanzo «Lezione di nuoto» la vincitrice della sezione principe del premio letterario Grazia Deledda, assegnato ieri a Nuoro al Teatro Eliseo. Il suo libro è stato scelto tra le oltre trecento opere di Narrativa, edite e inedite, inviate alla fondazione che organizza il premio biennale dedicato al Nobel nuorese, ora alla sua quarta edizione. Per la Saggistica ha vinto Giuseppe Galzerano, scrittore e piccolo editore specializzato in pubblicazioni sulla storia del socialismo e dell'antifascismo. Proprio a un oppositore della dittatura fascista è dedicata la corposa biografia «Michele Schirru. Vita, viaggi, arresto, carcere, processo e morte dell'anarchico italo-americano fucilato per l'intenzione di uccidere Mussolini».

Per la sezione dedicata agli Studi Deleddiani ha vinto una studiosa croata, Dubravka Dubravec Labas, docente di italianistica all'università di Zagabria, già autrice di alcuni saggi sulla scrittrice nuorese. Il libro premiato ha per titolo «Grazia Deledda e la piccola avanguardia romana», ed è dedicato alla cerchia culturale frequentata dal futuro premio Nobel nei primi anni del secolo scorso.

LEGGI Gli interventi di Zavoli e De Benedetti

La sezione Narrativa Sarda è stata vinta invece dallo scrittore e giornalista Gianfranco Pintore per il romanzo in limba «Sa losa de Osana».

Una cerimonia partecipata, quella di ieri all'Eliseo, che ha visto il dibattito allargarsi dalla letteratura a temi di stretta attualità, in particolare nelle brevi conversazioni che il conduttore della serata, il giornalista Francesco Birocchi, ha avuto con Sergio Zavoli e Carlo De Benedetti (vedi articolo sotto), presidenti di giuria rispettivamente per la Narrativa Nazionale e la Saggistica.

In apertura di serata, il sindaco Alessandro Bianchi, portando i saluti della città, ha posto l'accento sul coraggio personale e civile di Grazia Deledda, scrittrice costretta a operare in una realtà - la Nuoro a cavallo tra l'800 e il '900, e in particolare il quartiere in cui abitava da ragazza, San Pietro, il cuore della città legato alla pastorizia e fondamentalmente conservatore - che la criticò apertamente. Una verità sulla quale comunque la fantasia popolare non ha mancato di esercitarsi, come ha sottolineato in un intervento appena successivo Alessandro Madesani, nipote della scrittrice e presidente della giuria nella sezione dedicata agli Studi Deleddiani, il quale ha negato l'autenticità di un episodio citato poco prima proprio da Bianchi (di rientro da Stoccolma, la Deledda, aveva detto il sindaco, non trovò nessuno ad attenderla alla stazione; in realtà, come ha chiarito Madesani, dopo il Nobel non fece più rientro nell'isola).

Intervallata da momenti musicali (Alessandro Catte, Tazenda, Cordas et Cannas, Sos Canarios, tutti con testi in sardo), la cerimonia è proseguita sino a tarda sera, per concludersi con la proiezione del cortometraggio di Sergio Zavoli «I vivi e i morti di Goro». Tra i vari intervenuti, l'assessore regionale alla Cultura Sergio Milia ha annunciato un sostegno ancora maggiore verso il premio Deledda.

Tornando ai vincitori del concorso letterario (ai quali si è aggiunto un premio speciale della Fondazione Grazia Deledda, presieduta da Peppino Paffi, al romanzo in sardo con testo a fronte in italiano «A duru duru» di Giambattista Fressura»), Valentina Fortichiari è stata premiata per il suo romanzo d'esordio, appunto «Lezione di nuoto», ma è una figura nota nel mondo dell'editoria (insegna nel master diretto da Umberto Eco a Bologna). «Lezione di nuoto», uscito lo scorso anno per Guanda, racconta un episodio della vita di Colette, la grande scrittrice francese del primo Novecento: il suo amore per il giovane adolescente Bertrand, figlio di una sua amica, nato durante una vacanza in Bretagna nell'estate del 1920.

Giuseppe Galzerano ha invece raccontato con dovizia di particolari la vita dell'anarchico Michele Schirru, nato a Padria, emigrato
negli Stati Uniti e fucilato durante il fascismo per la sola intenzione, come prevedeva il Codice Rocco appena entrato in vigore, di voler uccidere Benito Mussolini. Sullo stesso argomento come è noto Peppino Fiori scrisse una straordinaria biografia che è stata appena ripubblicata da Garzanti.

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