Energia, l'Europarlamento esclude il Galsi dalle opere prioritarie fino al 2030

Non c’è il gasdotto Algeria-Sardegna-Italia tra le infrastrutture energetiche prioritarie per l’Ue. Il Galsi è rimasto escluso dalla lista votata ieri dall’europarlamento: sfumano 120 milioni di cofinanziamento

CAGLIARI. «Il gasdotto? L'abbiamo affondato noi». Parola del portavoce del comitato «Pro Sardegna no gasdotto», l'avvocato cagliaritano Sergio Diana. Che festeggia per l'ennesimo colpo incassato dal progetto Galsi. Ieri mattina infatti il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione che approva l'elenco delle priorità in materia di infrastrutture energetiche per i prossimi 20 anni. Elenco nel quale il metanodotto non figura.

Un «taglio» non da poco. Nonostante l'Ue non faccia una vera e propria politica energetica (le scelte in materia rimangono pertinenza degli Stati) in base a quell'elenco Bruxelles decide quali sono le opere da confinanziare. A sparire, insieme al Galsi, potrebbero dunque anche essere i 120 milioni che l'Europa aveva messo sul piatto per il progetto. «I soldi in realtà non spariscono - spiega Diana - ma vengono destinati ad altre opere. Meno costose, meno impattanti, più nuove sul piano tecnologico».

Effettivamente, a scorrere le 46 pagine del rapporto «Ue energia 2020», qualche cenno alla Sardegna c'è. In particolare il commissario europeo per l'Energia, Gunther Oettinger, mette l'isola nella zona dell'Europa sudoccidentale che avrà finanziamenti per creare interconnessioni che trasportino l'energia prodotta da impianti eolici, solari e idroelettrici verso il resto del continente. Energia pulita dunque (il celebre progetto Desertec, pannelli solari fotovoltaici nel deserto). Che sarà poi messa in rete con le piattaforme eoliche offshore nei mari del Nord e immagazzinata nelle centrali idroelettriche sulle Alpi e nei paesi nordici. Del gasdotto con l'Algeria però nessuna traccia. Con l'Ue che preferisce investire nei collegamenti con il Mar Caspio e con il mercato Baltico.

«La commissione europea - attacca Diana - si è resa conto che il gasdotto con l'Algeria non serviva a favorire l'indipendenza energetica europea. Oltre la metà del gas era già stato acquistato dalla Gazprom. Il gas algerino finiva dunque per essere russo. I fornitori dai quali ci volevamo affrancare».

Geopolitica a parte rimane l'incredibile mole di materiale e di lavoro che i sette membri dell'autocostituito e autofinanziato comitato sono riusciti a mettere in campo. Se poi ci sia anche il loro zampino nella decisione Ue questo non è dato saperlo. «Quello che è certo - gongola Diana - è che la Commissione ci ha risposto quando abbiamo mandato il nostro materiale. Siamo pochi e poveri, ma non sprovveduti. Io per lavoro mi occupo di curare i rapporti con la Ue. E posso assicurare che i processi democratici dell'Unione, per quanto complessi, sono molto più efficienti di quelli del nostro Parlamento».

Il Davide cagliaritano potrebbe dunque aver steso il Golia Russo-Algerino. Da capire ora se questa sia una buona o una brutta notizia. I deputati sardi del Pd hanno presentato un'interrogazione preoccupata al ministro dello Sviluppo economico chiedendo conto della sparizione del Galsi. «Peccato - chiude Diana - che i loro colleghi in Europa abbiano votato a favore. Il punto non è tanto se il Galsi si farà o no. Tanto, con il tempo che ci vorrà, forse lo vedranno i nostri figli.
Ma che ci sia un accesso alle informazioni, che sono poche e frammentarie. E che questo elefante non rubi risorse a progetti più piccoli ed efficienti. La Ue l'ha capito, speriamo lo capiscano anche i sardi»

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