La Maddalena, Marcegaglia accusa Palazzo Chigi: "Accordi non rispettati"

Bufera in Gallura: Mita resort denuncia la presidenza del Consiglio

dei ministri per il mancato rispetto degli accordi sull’hotel nato in previsione del G8. Secondo il gruppo Marcegaglia, che annuncia di non avere intenzione di abbandonare il progetto, Porto Arsenale sinora ha prodotto solo costi schiacciato dal peso della «cricca» e delle mancate bonifiche
LA MADDALENA. Mita resort scopre le carte sul futuro di Porto Arsenale: nessuna fuga dal cantiere fantasma, piuttosto un'offensiva giudiziaria contro la presidenza del Consiglio dei ministri che, a sentire il gruppo Marcegaglia, non avrebbe rispettato gli impegni previsti nella concessione. Siamo alla carta bollata, insomma, e l'azione legale (ricorso, citazione in giudizio civile o arbitrato? Mita riferirà nei prossimi giorni) è stata depositata tra Natale e Capodanno.

La notizia che di Porto Arsenale da questo momento si occuperanno gli avvocati in tribunale conferma tutte le nubi e le perplessita sul buon fine del progetto di riconversione nato all'ombra del G8 e schiacciato sotto il peso della «cricca». Da settimane, infatti, La Maddalena osserva e vive come un incubo la palude che sta sommergendo il grande sogno della riconversione turistica. Niente turisti, banchine e posti barca solo sulla carta, l'albergo chiuso, nessuna traccia di negozi e servizi, dipendenti a casa senza possibilità di riassunzione: Porto Arsenale oggi è un villaggio fantasma. Vuoto e spettrale.

I danni provocati dall'immobilismo del Governo e della Regione sono evidenti: non sono state ancora completate le infrastrutture preliminari (le bonifiche), non sono state consegnate le strutture e non è stata rilasciata una sola licenza o autorizzazione (nonostante le conferenze di servizi, manca ancora l'ultima «determinazione» della Regione). Quindi, nessun edificio o impianto può essere aperto al pubblico, a meno che un altro evento tipo Vuitton trophy non faccia il miracolo... Significa che Porto Arsenale non riaprirà i battenti a Pasqua, come previsto. E significa che anche la stagione estiva rischia di essere compromessa.

Mita, infatti, ha già bloccato tutte le prenotazioni e sta già ragionando su come «riproteggere» in altre strutture i clienti sotto contratto. In imbarazzo anche l'acquisto o l'affitto dei posti barca e dei loft. Insomma, si naviga a vista nel mare dell'incertezza e il mercato non fa sconti a nessuno. Intanto, la struttura costa milioni di euro per le spese di gestione e di manutenzione ordinaria. Tanti soldi che il gruppo, in attesa delle banche, sta attingendo dagli utili prodotti dal Forte Village, il gioiello di famiglia.

Uno scenario fallimentare, eppure Mita resort non intende gettare la spugna. Almeno, non è questa la prima opzione. Il gruppo Marcegaglia sta anche valutando l'ipotesi di rinunciare al business, ma l'ipotesi al momento si può considerare solo un «Piano B». Per necessità e per convenienza, almeno sino a quando, conti alla mano, andare via dalla Maddalena costerà più che restarci. Battersi, allora. E imbarcandosi in una clamorosa azione legale, Mita resort ha individuato anche chiare responsabilità.

Su tutte quella della presidenza del Consiglio dei ministri (soggetto firmatario della concessione) e della Protezione civile (soggetto attuatore) che non hanno rispettato gli impegni e che ancora oggi non hanno realizzato le infrastrutture e consegnato le opere come previsto e secondo gli standard indicati nella concessione. Perché questo è il problema: Mita sta pagando gestione e manutenzione di opere ancora non sue e che quindi non può usare per il suo business. Cioè, paga senza poter guadagnare.

Adesso saranno gli avvocati a batter cassa per il rispetto degli accordi, dalle bonifiche alle
manutenzioni. Quando la consegna avverrà, il gruppo Marcegaglia in cambio verserà allo Stato qualcosa come 31 milioni di euro, cioè la «polpa» dell'affare. A questo punto c'è il rischio che sia troppo tardi.

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