L'Irs: "Notificatori non abilitati, cestinate le cartelle di Equitalia"

Gavino Sale incomincia con un aneddoto: «Vi immaginate se io andassi per la strada a mettere multe? Quei foglietti non avrebbero valore... La stessa cosa è accaduta, ma stavolta sul serio, con i messi notificatori di Equitalia: non erano abilitati»

CAGLIARI. Il risultato per il leader di Irs è chiaro: «Non ci vuole tanto a capire che se i messi notificatori non erano abilitati, tutte le notifiche fatte dal 2007 e sino al mese di maggio del 2010 sono nulle. Debiti da cancellare, carta da cestinare per circa 70 mila imprese e cittadini che hanno cumulato 3,5 miliardi di debiti con il fisco».

Gavino Sale dà la notizia-bomba in una conferenza congiunta con i militanti di Irs tra cui Giuseppe Carboni che ha curato il «dossier Equitalia» e i rappresentanti dell'Associazione consumatori di Sassari e dell'associazione spontanea «Aziende in crisi». Cosa è accaduto? Come in un giallo, Gavino Sale inizia dal delitto: «Equitalia è una Spa e ha dato il servizio di notifica in subappalto a due società private di cui una è una multinazionale olandese, la Tnt postnotifiche, (l'altra è Recapitalia). I messi, in base alla legge, dovrebbero avere regolare contratto e naturalmente essere abilitati: non avevano né l'uno, né l'altro».

Giuseppe Carboni spiega: «Avevano contratti a progetto, una follia, e soprattutto non erano abilitati. Dopo tanti anni di notifiche, hanno cercato di porre rimedio solo nel maggio dell'anno scorso e allora hanno fatto un corso professionale di poche ore in un albergo di Cagliari».

L'assunzione dei messi con contratto a progetto - sostengono gli esponenti dell'Irs - non è consentita perché il fine del lavoro (cioè la notifica) non può essere coincidente con la natura dell'azienda (sempre la notifica). «Con questo tipo di contratti», affermano Sale e Carboni, «Equitalia ha avuto alle sue dipendenze personale a cui non sono stati pagati i contributi e non sono state fatte le opportune ritenute fiscali». Carboni fa un po' di conti: sono duecento dipendenti e il risparmio dell'azienda è di circa cinquemila euro l'anno: una grande evasione contributiva».

Gavino Sale assicura che Irs andrà avanti: «Qui c'è il deserto economico, cittadini e aziende alla fame. Il prossimo passo è la denuncia alla magistratura e all'ufficio del lavoro: tutti coloro che hanno un debito superiore agli ottomila euro rischiano di vedersi pignorare la casa e di finire nella lista nera, cioè in quel meccanismo per cui le banche interrompono qualsiasi linea di credito».

La posizione sul fisco è chiara per tutti: le tasse devono essere pagate nella misura giusta, «niente cartelle pazze», e naturalmente ci devono essere tutte le regolarità formali: «Chiediamo il rispetto delle norme esattamente come fa Equitalia con i cittadini
quando le cartelle si gonfiano con aumenti percentuali anche del trecento per cento». L'appello è anche alle forze politiche: il dramma sociale che vivono le aziende sarde ha bisogno di attenzione.

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