Divorato da tarli e topi l'organo dell'Ottocento unico esemplare nell'isola

Realizzato dall'artigiano lombardo Carlo Giuliani Domenica incontro promosso dall'associazione Coro

 BOSA. Polvere in quantità, canne metalliche rosicchiate dai topi, varie parti lignee attaccate voracemente dai tarli. Suona l'allarme nella città del Temo per le condizioni di degrado dello splendido organo della chiesa del Carmelo. Unico strumento nell'isola costruito dal celebre artigiano lombardo Carlo Giuliani nel 1844.  L'associazione culturale "Coro di Bosa" organizza per domenica 13 febbraio un incontro pubblico per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla necessità di un restauro con le più moderne tecniche di recupero.  L'appuntamento, dal tema "Un organo da salvare - l'organo Carlo Giuliani, una proposta per il restauro," è previsto nella chiesa del Carmine alle 18. Interverranno il sindaco Pierfranco Casula, il canonico Francesco Fiumene (rettore della chiesa), il direttore artistico del Coro di Bosa Gigi Oliva, l'organologo Roberto Milleddu e l'organaro Andrea Pinchi. Nel corso della serata, che vede il patrocinio di amministrazione comunale, Provincia, Fondazione Banco di Sardegna e Arteorganica, verranno inoltre proiettate le immagini del concerto tenuto il trentuno agosto scorso nella parrocchiale di Grondona, in provincia di Alessandria, con l'organista Francesco Bianco che ha utilizzato un altro organo costruito da Carlo Giuliani nel 1837.  Il grande organo collocato nella tribuna del coro sovrastante la bussola d'ingresso della chiesa del Carmelo a Bosa aveva per la verità un altro strumento coevo. "Era collocato a Cagliari nella chiesa dei Santi Martiri Giorgio e Caterina, nella via Manno - spiegano dal Coro di Bosa - ma venne totalmente distrutto nel corso del tragico bombardamento alleato del 13 maggio 1943 su Cagliari."  Insomma quella esistente nella città del Temo è l'unico organo in Sardegna del grande Carlo Giuliani. Conservatosi pressoché integro, grazie anche all'impegno dei sacerdoti che si sono occupati del tempio, ma che ha bisogno adesso di un restauro conservativo. Motivo che ha spinto il Coro di Bosa a dare vita ad una vera e propria campagna di sensibilizzazione visto il certamente ingente impegno economico.  "Ecco perché - dicono dal sodalizio ambasciatore del tipico "canto a traggiu" locale - ci rivolgiamo alla cittadinanza, alle istituzioni, alle banche, affinchè possano ognuno, in misura diversa, contribuire alla realizzazione di questo essenziale progetto di recupero." Con l'obiettivo, certamente difficile
in tempi in cui la cultura non appare proprio al vertice dei progetti politici generali, "Di rimettere a disposizione della comunità un pezzo significativo della propria storia, ma anche un bene capace di attrarre nuovi flussi turistici fra le migliaia di appassionati in Italia e nel mondo."

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