Al teatro Lirico un Bressan in stato di grazia

Un pubblico scarso ha assistito alla spettacolare «Creazione» di Franz Josepf Haydn

 CAGLIARI. Allestire una «Genesi» nel Venerdì santo è quantomeno scelta curiosa. Certo, da nessuna parte sta scritto che un calendario concertistico debba per forza adeguarsi a quello liturgico. E, difatti, poco importa dopotutto che il Lirico, nel XI Festival di Sant'Efisio, avesse in cartellone «Die Schöpfung» (La Creazione) di Franz Joseph Haydn. Dispiace, piuttosto, che si riscontri nuovamente una scarsa affluenza, contraccolpo forse del recente flop di «Pierino e il lupo».  Ma dispiace soprattutto perché stavolta meritava, eccome. Chi mancava si è perso un Filippo Maria Bressan in pieno stato di grazia, che ha fatto di questa pagina monumentale una superba lettura.  I compagni d'esecuzione, fra l'altro, sono in parte gli stessi dell'«Orfeo ed Euridice» di Gluck, eseguito un anno fa per la Stagione concertistica: orchestra e coro del Teatro Lirico, il coro anche qui preparato accuratamente da Fulvio Fogliazza, nonché la cagliaritana Elisabetta Scano, soprano che diede voce all'Euridice gluckiana.  L'oratorio de «La Creazione» è uno dei massimi capolavori di Haydn, con la sua cangiante orchestrazione, linguaggio variopinto e finemente diversificato, con tutto il suo carico di descrittivismo naturalistico, permette a Bressan di fare sfoggio d'altrettante finezze e intuizioni interpretative. Se è vero che ogni direttore ha una sua particolare gestualità chironomica, Bressan ne ha una precisa ed eloquente che trova perfetta corrispondenza in tutto ciò che emerge dalle falangi orchestrali. Gli attacchi, le forcelle dinamiche, piccole dissolvenze incrociate fra sezioni strumentali, sfumature agogiche: l'intera partitura è governata insomma da un'irriducibile consapevolezza.  Quello che Bressan suscita, con maestria, è tutto un pullulare di suoni che va dal macrocosmo dell'insieme orchestrale/corale/solistico, al microcosmo d'un singolo strumento, di un mordente, un trillo, un breve florilegio: nulla è lasciato al caso. A quest'attenzione capillare,
si coniugavano poi le belle voci dei solisti: la Scano, estatico arcangelo Gabriele e incantevolissima Eva; il tenore David Danholt (arc.Uriele), bel legato e nobile declamazione; il basso/baritono Jakob Zethner (arc.Raphael e Adamo), dal timbro tornito e profondo, espressivo ad ogni parola.

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