Greenpeace: «L'isola è la regione più inquinata d'Italia»

Secondo Greenpeace la Sardegna è la regione italiana con l’area contaminata più vasta: 445mila ettari. Peggio della Campania. Le aree più colpite sono il Sulcis-Iglesiente e il Guspinese

CAGLIARI. La Sardegna è la regione d'Italia dove si trova l'area contaminata più vasta: 445 mila ettari, centomila in più della Campania che occupa il secondo posto in graduatoria. Il dato, davvero allarmante, è stato diffuso da Greenpeace con il Sin Italy, un rapporto sui siti di interesse nazionale che devono essere bonificati. Le aree più colpite da inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee sono quelle del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese.

In queste zone le società minerarie hanno abbandonato insieme all'attività di estrazione i relitti degli stabilimenti e le scorie prodotte nei decenni. Il rapporto di Greenpeace è fondato su dati ufficiali e prende in considerazione i 57 'sin' - siti d'interesse nazionale - individuati e circoscritti dal 1998 in poi in base a una sequenza di leggi statali, fra cui il decreto legislativo 152 del 2006 diventato riferimento nazionale per i rischi ambientali. La norma di perimetrazione - scrive l'organizzazione ecologista - riporta le sostanze inquinanti riconosciute nel sito riferite ad aria, acqua, suolo, catena trofica e a varie modalità di esposizione.

I contaminanti presenti all'interno dei 'sin' sono diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifenili. Nel complesso la superficie colpita da inquinamento di questo tipo è il tre per cento del territorio nazionale e i comuni inclusi nei 'sin' sono 300 - 34 in Sardegna - con nove milioni di abitanti. Va alla Lombardia lo sgradito primato dei siti da bonificare: sono 668. Ma se l'attenzione si sposta sull'ampiezza dell'area contaminata è la Sardegna a balzare al comando della graduatoria e le ragioni sono note: l'eredità lasciata dalle miniere del Sulcis e del Guspinese.

E al di là dei danni ambientali e paesaggistici, comunque gravissimi, Greenpeace cita lo studio epidemiologico 'Progetto sentieri' elaborato grazie a una collaborazione tra Istituto superiore della sanità, Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'università La Sapienza di Roma per dimostrare che il pericolo per la salute è reale: secondo lo studio nei 44 siti sottoposti a indagine secondo Greenpeace «si sono verificati diecimila decessi per tutte le cause e quattromila per tumore in eccesso rispetto ai riferimenti regionali».

L'esposizione agli inquinanti sarebbe l'origine delle morti. Ma «questa strage non sembra interessare troppo il governo». In realtà qualcosa è stata fatta: partendo dalla perimetrazione contenuta nel decreto 468 del 18 settembre 2001 un mese e mezzo fa la Regione ha approvato una delibera che indica le linee guida «per la caratterizzazione e la bonifica delle aree minerarie dismesse». E' il primo passo per arrivare alla bonifica, un intervento indispensabile e dispendioso, al punto che - stando al procedimento penale in corso a Roma - la P3 di Flavio Carboni avrebbe messo gli occhi su quello che appare come l'affare del secolo. I soldi infatti ci sarebbero: circa 150 milioni di euro destinati alla Sardegna fin dal 2001, quando a leggere il decreto 468 sono state eseguite «analisi di dettaglio sia delle acque sotterranee che superficiali» nei siti ormai ben noti del Sulcis e del Guspinese «che hanno evidenziato la presenza diffusa di metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, ferro e rame».

Nel documento si indicano concentrazioni di metalli definite «piuttosto allarmanti». Il presidente Ugo Cappellacci, nelle vesti di commissario delegato per l'emergenza, dovrà dare il via in tempi brevissimi «ai primi interventi urgenti finalizzati alla rimozione delle situazioni di pericolo, nonchè per fronteggiare i danni conseguenti all'inquinamento del territorio». Le linee guida per «la caratterizzazione e la bonifica» ci sono, il passo decisivo sarà la progettazione degli interventi e la loro approvazione: «E' un compito della Regione ma soprattutto dell'Igea - spiega l'assessore all'ambiente Giorgio Oppi - che realizzerà direttamente alcuni progetti di bonifica mentre altri saranno appaltati a soggetti privati». I soldi non bastano: «Daremo la precedenza agli interventi più urgenti - avverte
Oppi - ma per completare la bonifica, che comprende anche Porto Torres e Furtei, serviranno altri fondi statali. Finora è stato speso pochissimo, stiamo lavorando per accelerare al massimo gli interventi».

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