Il progettista: un miracolo

Nel 2007 l'incendio che devastò il cantiere «Veniva da piangere, ma ce l'abbiamo fatta»

 SASSARI. «Un miracolo!»: il volto dell'architetto Elia Lubiani si illumina di contentezza mentre mostra la sua "creatura", il Teatro Auditorium comunale sul piazzale Cappuccini, un'opera che esattamente trent'anni fa, nel 1982, aveva cominciato a tracciare sui lucidi per dare alla sua città un centro di prestigio che fosse luogo della cultura musicale e teatrale. Un sito dentro la città, nella Sassari ottocentesca delle ville liberty, che è sorto su un terreno incolto all'interno del recinto del Conservatorio di musica "Luigi Canepa". «Tutto nacque casualmente - racconta -. Avevo fatto dei lavori in una sala del Conservatorio e si chiacchierava sulla necessità di avere un auditorium. Si potrebbe fare qua, su quest'area inutilizzata».  Il pensiero si fece strada, Lubiani disegnò il progetto, ma ci vollero dieci anni per posare la prima pietra. Il rustico ha quindi cominciato a prendere corpo nei primi Anni '90, con i finanziamenti che arrivavano col contagocce e con una serie di vicissitudini che hanno ostacolato i lavori. In vent'anni si sono succedute norme su norme e la costruzione richiedeva i conseguenti adeguamenti di legge: ora le porte antipanico, poi le vie di fuga, l'impianto antincendio «splinker», come quelli installati ad esempio negli alberghi, che innaffia tutto non appena si avverte una minima scintilla.  Mentre il cono di luce che sovrasta la struttura svettava sulla città, ecco che un incendio di vaste proporzioni, il 25 ottobre 2007, mortifica le speranze di inaugurare l'auditorium pochi mesi dopo. L'incendio (le cui cause non sono state completamente chiarite) era scoppiato nella sala audizioni all'ultimo livello del teatro, dove erano state accatastate le poltroncine. Quattrocento sedie finirono in fumo in una vampata e il fuoco divorò una parte del tetto. Il cantiere fu messo sotto sequestro giudiziario e per diciotto mesi i lavori sono rimasti bloccati.  «Veniva da piangere a vedere quella distruzione - ricorda Lubiani -. E pensare che avremmo dovuto completare i lavori dell'ultimo lotto. Invece, il fuoco ha compromesso anche l'impiantistica che in una struttura di questo genere è complicatissima».  Un anno e mezzo di blocco e la rescissione del contratto con l'impresa locale dell'Ati appaltatrice dei lavori che successivamente è stata sostituita dalla SassariScar che opera nella stessa Ati con la Coinfra di Roma. Si ritorna in cantiere - che ha impiegato anche una novantina di persone -, si ricostruisce il tetto, si fanno le necessarie prove statiche, gli impianti - particolarmente delicati e curati - vengono rinnovati. «Qui si è lavorato veramente con dedizione - dice soddisfatto l'architetto Lubiani -. Ogni singolo tecnico e operaio ha lavorato con un'attenzione particolare e scrupolo».  «Purtroppo, non tutto funziona nei tempi che vorremmo - dice l'architetto Roberta Omoboni, responsabile del procedimento per il Comune -. Basti pensare che nell'agosto del 2010 avevamo richiesto all'Enel la potenza elettrica e l'abbiamo ottenuta, dopo solleciti, nel settembre 2011». E senza i megawatt era impossibile anche fare il
controllo degli impianti stessi.  Adesso sta per concludersi la fase dei collaudi e delle certificazioni per l'agibilità. Poi finalmente si potrà dare vita a quella che i sassaresi avevano già messo nell'elenco delle incompiute. (v.m.)

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