Ex-calciatore ucciso dalla Sla: Baldanzeddu ha lottato per 5 anni

È scomparso, dopo aver lottato per cinque anni contro la sclerosi laterale amiotrofica, l’ex calciatore Paoluccio Baldanzeddu, 58 anni. Era stato terzino del Calangianus negli anni Settanta

CALANGIANUS. Lutto nel mondo sportivo gallurese. E'scomparso a 58 anni, dopo aver lottato per cinque anni contro la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, l'ex calciatore Paoluccio Baldanzeddu. Il roccioso terzino del Calangianus anni Settanta, padre di Ivano, che oggi gioca in serie B con la maglia della Juve Stabia, è rimasto nel cuore dei tifosi giallorossi dopo avere conquistato nel 1976 il titolo regionale dell'Eccellenza riportando il Calangianus in serie D.

La Sla causa la degenerazione delle cellule nervose responsabili del movimento localizzate nel midollo spinale e nel cervello. Un male che colpisce non di rado gli sportivi e che non a caso è conosciuto anche come "morbo di Gehrig": quello del campione americano di baseball Lou Gehrig fu infatti il primo caso accertato di decesso dovuto alla malattia. Il caso più illustre in Italia è quello di Stefano Borgonovo, ex attaccante del Milan che da diversi anni lotta con questa malattia. In Gallura questo è stato il primo caso per un giocatore. Calangianus sapeva della lotta che Baldanzeddu aveva intrapreso da anni contro la Sla.

La moglie e le figlie lo accudivano con affetto e i tanti amici e i numerosi familiari gli erano vicino. Gli sportivi poi non dimenticavano che era stato uno dei giocatori più combattivi del Calangianus e facevano fatica a pensarlo paralizzato in un letto nella sua casa che, con il lavoro di capofabbrica in un sugherificio, aveva costruito a un passo dallo stadio, il Signora Chiara. In quel campo giocò per anni da protagonista della difesa. Quando la notizia della sua morte si è diffusa, in tanti gli hanno voluto dare l'ultimo saluto.

Per primi i vecchi compagni di squadra, di una delle più belle compagini della storia del Calangianus, che aveva come guida in panchina Palleddu Degortes e in campo il capitano Silvio Foresti e tanti elementi locali fra cui Cossu, Nicolai, Porcheddu, Arcamone, Pirina e i naturalizzati Dibernardo e Busi. «Paoluccio - ricorda i vecchi compagni - in difesa si faceva sentire ed era generosissimo con tutti, guai se un avversario sui campi più caldi dell'epoca si mostrava scorretto verso uno dei suoi compagni, lui era subito lì a prenderne le difese. E poi tornava a presidiare la fascia destra da terzino, mastino insuperabile».

La sua passione per il calcio l'aveva trasmessa al figlo Ivano. Il destino ha voluto che il giovane, classe 1986, difensore anche lui, cresciuto nel Calangianus e valorizzato dall'Empoli, dopo Avellino, Massese e Lucchese, quest'anno, proprio nei mesi in cui il padre si è aggravato,
arrivasse in serie B nella Juve Stabia dove si distingue con 22 presenze da titolare in difesa. Finchè ha potuto Paoluccio ha seguito con orgoglio le imprese del figlio in tv da Castellamare di Stabia. Tanti gli attestati di affetto e partecipazione arrivati dalla società e dalla tifoseria campana.

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