«Che grande emozione duettare con un mito»

Giuliano Rassu racconta: «Insieme con lui sul palco di X Factor»

 SASSARI. Due tiri di una Marlboro rossa, tanto per rompere il ghiaccio prima di duettare con «Caruso». E una valanga di complimenti lanciata in diretta, con naturalezza, su quel giovanotto che sta provando a sfondare, e che sul palco suda da morire per l'emozione. Le strade di Lucio Dalla e Giuliano Rassu si incrociano un giorno di dicembre del 2009. Il talent show televisivo X-Factor è alle battute decisive e il giovane cantante sassarese è approdato alla serata finale, dove è previsto un duetto con un "big". Gli appioppano uno veramente big, uno con cui penseresti di duettare solo nei sogni.  Il cantautore bolognese si presenta negli studi per le prove. «È arrivato e si è messo a chiacchierare come se ci conoscessimo da sempre - racconta Giuliano -. Non ha fatto niente per farmi trovare a mio agio, nel senso che essere a proprio agio con lui era una cosa automatica, immediata. Quando ci hanno comunicato che la canzone da cantare insieme sarebbe stata Caruso, lui ha sospirato, si è messo comodo e mi ha allungato una sigaretta. Prima di cantarla, mi ha detto, bisogna fumarne una».  Le prove vanno benissimo, ma prima di andare in diretta la tensione sale: «Gli ho sussurrato che me la stavo facendo addosso per l'agitazione, che temevo di sbagliare tutto - dice Giuliano Rassu -. Lui mi ha preso con calma e mi ha detto: senti, non preoccuparti, facciamo come se fosse una jam session: se qualcosa non va improvvisiamo, vedrai che andrà tutto bene».  Il prodotto di questo incontro è una bottiglia nel mare di Youtube, basta un click per aprirla e godersi lo spettacolo. E per sapere che impressione ne ebbe Dalla, c'è un altro filmato: «Non sono uno che ha la fama di ruffiano - sottolineerà Dalla in diretta - quindi questa cosa la posso dire: ho sentito tanti grandissimi cantanti interpretare Caruso. Finalmente ora l'ho sentita cantare come deve essere cantata: come una canzone "soul". Quando sono arrivato per le prove mi aspettavo di trovare un tenore o uno di 165 chili, come al solito. Invece Giuliano è uno che in un istante ha capito questa canzone. Questo mi ha dato una grande consolazione».  Poi la finale l'ha vinta Marco Mengoni (che duettava con Britti), ma questo ormai poco importa. «Cantare con Lucio Dalla è stata un'esperienza fantastica, indimenticabile - dice Giuliano Rassu -. Sentire la mia voce che si sovrappone alla sua è un'emozione difficile da descrivere».  Difficile anche dimenticare i momenti trascorsi insieme dietro le quinte. Dove Giuliano ha fatto una scoperta emozionante. «Lui era uno dei miei idoli e un idolo assoluto di mio padre - racconta -. Mi ha lasciato a bocca aperta quando gli ho parlato di mio zio, Ginetto Ruzzetta, il maestro della musica sassarese: si erano conosciuti e frequentati tanti anni prima a Genova, e Lucio si
ricordava benissimo di lui e persino del soprannome che zio Ginetto gli aveva dato: Piffero. Purtroppo non posso andare al suo funerale, ma vado spesso a Bologna e presto passerò a rendergli omaggio, ma non con un mazzo di fiori». Meglio un pacchetto rosso: c'è il debito di una Marlboro da saldare.

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