La Ferrari dei sogni ha un cuore nuorese

C'è l'anima barbaricina di Flavio Manzoni nella Berlinetta che verrà svelata oggi a Berlino. La pattuglia dei sardi ha conquistato Maranello anche con Andrea Lai e Angelo Nivola

NUORO. La fabbrica dei sogni che per definizione non ha limiti ha però dei luoghi fisici dove ai poveri mortali è permesso affacciarsi per accarezzarli, quei sogni. La nuova Ferrari F12 Berlinetta, che debutta oggi al salone dell'auto di Ginevra, è uno di quei sogni.

Dare concretezza al sogno di realizzare un capolavoro è ciò che si trova dentro il cuore e la mente di Flavio Manzoni, l'architetto nuorese che da due anni è a capo del Centro stile Ferrari; il motore pulsante dell'innovazione di Maranello, dal quale è nata la vettura che la scheda tecnica indica come la più veloce Ferrari da strada di sempre. Un'auto che nasce dalla collaborazione tra il Centro design e Pininfarina: come dire la prospettiva del futuro, sulle ali della fantasia che un creativo dallo spessore di Manzoni può concepire, tenendo ben saldi i geni del Dna del Cavallino.

Nei 740 cavalli della Berlinetta ruggiscono i sensi e l'inventiva che Manzoni ha importato, arrivando alla Ferrari. Manzoni ha appena 47 anni e un curriculum di assoluto prestigio: già responsabile del Creative Design di Volkswagen, uomo di punta negli anni passati del gruppo Fiat e di Lancia, è arrivato a Maranello con un incarico velocemente riassumibile: creare capolavori. Per fare questo, ha attinto al suo personale patrimonio di uomo curioso, interessato alla cultura nel senso più ampio del termine. Alla sua sardità e nuoresità in senso lato, anche: non a caso la plancia di una delle auto da lui create è, intenzionalmente, pensata con un riferimento al concetto di accoglienza della Mater mediterranea dell'artista oranese Costantino Nivola al quale in questi giorni l'Italia e l'America rendono omaggio con una mostra di alcune delle sue sculture all'ambasciata italiana a Washington. E non è, ancora una volta, un caso, se tra i designer del gruppo crato da Manzoni c'è Angelo Nivola. Ha 32 anni, è di Orani; parente di Antine. Studi a Nuoro - come Manzoni - prima di approdare alla Scuola di Design di Modena e da qui alla Zagato. E poi, la sua win for life: la chiamata nello staff del Centro Design. Solo che qui la fortuna non c'entra nulla. La storia di Angelo Nivola è un qualcosa che ha a che fare con l'impegno, il lavoro continui. La passione e il talento che si nutrono della costanza dello studio. Dalla sua creatività sono scaturiti gli interni della F12: un percorso iniziato con i primi disegni, la realizzazione dei modelli, l'accostamento degli allestimenti, i colori, i tessuti. Felicità è «aver seguito la mia passione fino in fondo».

Ogni singolo elemento della Berlinetta F12 è il frutto di una cultura del progetto globale di cui Flavio Manzoni è un assertore convinto. Senza ricercare il clamore, e anzi nella linea dello style-concept Ferrari: l'eleganza non è mai gridata. È semmai suggerita dalla ricerca maniacale dei dettagli. È l'approccio multidisciplinare che fa la differenza, unito al rispetto della tradizione senza mai cadere nel ripetitivo. «Abbiamo avuto tantissime idee, alcune delle quali belle, importanti, fedeli al marchio. Molte sono state scartate perchè non abbastanza originali», dice Manzoni, misurato nelle dichiarazioni in un ambito dove la parola d'ordine è discrezione, cautela, rispetto di sinergie ed equilibri in un'azienda simbolo del Made in Italy e attentissima a muoversi nella continuità con una linea vincente di sobrietà ma con lo sguardo buttato verso il futuro.

Nel progetto Berlinetta, sul versante delle forniture, c'è anche un altro nuorese. Andrea Lai ha 29 anni ed è un ingegnere. È arrivato in Ferrari due anni fa, l'entusiasmo di chi si sente parte di un progetto importante.

La più bella auto, diceva Enzo Ferrari, è quella che verrà. E, ancora, diceva che «se una cosa la puoi sognare, puoi anche realizzarla». Il sogno di Flavio Manzoni è di creare qualcosa che materializzi l'essenza e la bellezza, oltre il semplice stile che segue le mode. E questo, in poche parole, è ciò che Ferrari gli chiede. L'architetto nuorese che ha tradotto la passione del bimbo che disegnava macchinine in una solida professionalità, in questa avventura che
lo ha portato a dirigere il fulcro estetico della Ferrari, è l'artefice di un piccolo miracolo. Ha circondato la tecnologia con amorevoli carezze. E si è riservato il sogno migliore per l'auto che verrà.

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