«Più eguaglianza e amore per il prossimo»

L’appello del filosofo torinese Gianni Vattimo al festival letterario “Leggendo Metropolitano” di Cagliari

CAGLIARI. Attorno al tempo. E alla sua percezione. Mutevole a seconda dell'epoca e del livello di tecnologia. La definizione cambia in base all'evoluzione umana. Del sapere e del benessere. Così ha raccontato ieri sera in via Santa Croce il filosofo Gianni Vattimo a "Leggendo metropolitano" il festival letterario fino a domenica in Castello. Per afferrarne l'intimo significato e trovare una definizione negli anni Duemila, – dice il filosofo – non occorre «risalire ad Aristotele o Sant'Agostino. Ma si può partire da Kant ed Hegel. Nel loro pensiero troviamo la chiave per capire molte cose della nostra epoca. In Kant il tempo è una delle forme con cui apprendiamo il mondo. Hegel usa invece l'espressione "spirito del tempo" per significarne la storicità stessa. Da qui la riflessione su come ci rapportiamo nei confronti di velocità, produttività e persino nell'investimento dei denari. Insomma: la velocizzazione o la perdita del senso della temporalità spingono in direzione di una più astratta regolata da coordinate matematiche e diverse possibilità tecnologiche. Esiste anche una temporalità che riguarda chi lavora alla catena di montaggio. Questa tende a consumare il tempo vissuto riducendolo a quello delle macchine. Quindi: cos'è il tempo? Non ne conosciamo la risposta ma sappiamo come è condizionato e vissuto nella nostra era storica».

–Esiste oggi, un diffuso sentimento di paura proprio per il nostro tempo, causato dalla crisi economica che in Europa investe milioni di persone.

«Ne sono consapevole. Bisognerebbe capire come modificare questo stato. Per metà la crisi è enfatizzata da quei mass media interessati a modificare delle situazioni. A cambiare governi come costringere la Grecia a ridurre il debito. Metà delle ansie dipende dalle decisioni politiche di chi governa le banche e i mass media per ridurci alla ragione riportando la disciplina. Così si aboliscono l'articolo 18 e rendono più facili i licenziamenti, costringendo ad accettare cose che la gente non avrebbe mai sottoscritto in condizioni normali».

– L'appello di molti governi europei è di pagare i debiti e stringere la cinghia. Lavorare di più mentre i salari restano bassi e il potere d'acquisto scompare.

«Sono tanti i patrimoni che potrebbero essere tassati. Inglesi e tedeschi hanno fatto un accordo con la Svizzera perchè i depositi stranieri nelle loro banche paghino il 20%. Qui tornano capitali tassati del 5%, cioè niente. Abbiamo un governo che si finge tecnico ma in realtà è di destra e vuole modificare le leggi a favore della proprietà contro deboli e classi popolari».

– Parlando della lotta No Tav, mesi addietro, ha detto che il governo Monti era paragonabile a quello Tambroni, dei Sessanta. Non le sembra eccessivo come paragone?

«Forse sì. Nel senso che Tambroni era attivamente sostenuto dai fascisti. Ma ora il governo Monti è quello delle destre che con l'arma del terrorismo economico e mediatico ha ottenuto anche l'appoggio del Pd».

– Uno slogan del ’68 parigino recitava "Siamo realisti vogliamo l'impossibile". Essere antirealisti sostiene, è forse l'unico modo di essere rivoluzionari.

«Il governo Monti è composto da realisti che dicono: le cose stanno così: o mangi questa minestra o salti la finestra. Non si domandano perché le cose stanno in questo modo e come si possono cambiare. C'è un ordine capitalistico internazionale del quale siamo totalmente sudditi. Varrebbe la pena di mettersi d'accordo con altri per rivoltarsi un po'… Invece continuiamo ad applicare quelle norme come se fossero la realtà e non scelte precise. Il sociologo Luciano Gallino spiega bene questa logica. E' la stessa della Thatcher che sosteneva come l'unico modo di produrre ricchezza e distribuirla sia il capitalismo. Finora non facciamo altro che produrre per arricchire gli stessi capitalisti».

– Con il pensiero debole negli Ottanta ha contribuito a decretare la fine delle ideologie. In "Della realtà" , il suo ultimo libro, ingaggia un corpo a corpo con il New Realism.

«Se c'è una teoria filosofica amica dell'emancipazione è quella che si propone di ridurre la violenza in tutte le forme. A cominciare da quella di chi, sostenendo di conoscere i principi economici li vuole imporre agli altri. Questi "professori" saranno pure onesti, _ personalmente ho la massima stima per Monti _ ma servono un sistema di cui conoscono bene i meccanismi».

– Perché un giovane dovrebbe studiare filosofia, materia che alcuni vorrebbero eliminare per dare più spazio a matematica e tecnologie.

«Senza le scienze umane si diventa automi. Vogliono fare di noi delle macchine più efficaci? Sapere di più per fregare meglio cinesi e indiani? Dobbiamo invece studiare per vivere meglio. Fortunatamente le scienze umani sono inutili. Ascoltare Beethoven od occuparsi del proprio gatto non serve a nulla ma sono cose che ci rendono felici. Perché mai dovremo rinunciarvi?»

– Ha ancora senso parlare di differenze tra destra e sinistra.

«Certo. Io sono sempre stato di sinistra. La Destra utilizza le differenze naturali per produrre e incrementare il Pil, la Sinistra invece vuole correggerle perchè tutti possano competere come sono. Non per niente

la Destra è sempre stata tendenzialmente razzista. Perché deve partire dalle differenze senza negarle ma anzi sfruttandole. Tu sei più intelligente, sarai pagato di più degli altri... Bene, io vorrei correggere tutto questo per ragioni di giustizia, eguaglianza. E per amore del prossimo».

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