Imprese sarde piccole e casalinghe

Ricerca della Carige presentata a Sassari: troppa riluttanza a integrarsi e a guardare all’estero

SASSARI. Crescita strutturale e sguardo verso i mercati esteri. Sono questi i due ingredienti necessari all'economia sarda per poter riemergere evidenziati durante il convegno organizzato dalla Banca Carige ieri pomeriggio a Villa Mimosa sotto la guida del giornalista del “Sole 24 Ore” Gianfranco Fabi. «È un momento difficile per tutti – ha esordito il vicedirettore generale della Carige Gabriele Delmonte – anche per le banche. La crisi ha dato il via a un circolo vizioso apparentemente senza fine, ma ne usciremo. Le banche italiane hanno una struttura solida ed è giusto che supportino soprattutto le piccole e medie imprese che puntano verso i mercati internazionali. È questo il primo passo da fare per invertire la tendenza e noi lo stiamo già facendo».

In base ai dati raccolti dalla banca genovese l'economia sarda risente di un livello di internazionalizzazione ridotto che ancora oggi vede l'industria della raffinazione petrolifera fare la parte del leone. Un dato allarmante che sottolinea la drammatica incapacità da parte del tessuto imprenditoriale locale di sfruttare il proprio potenziale, frenato da un evidente sottodimensionamento strutturale delle imprese. «In un clima di forte instabilità – ha detto Guido Papini dell'ufficio pianificazione della Carige – le uniche aziende che hanno dimostrato di poter reggere l'onda d'urto sono state quelle che hanno puntato con decisione sui mercati esteri e su standard qualitativi elevati dei processi di produzione».

Una soluzione che sembra fare a pugni col «nanismo delle nostre aziende» come sottolineato dal professor Marcetti. «Se vogliamo aumentare la nostra capacità di penetrazione nei mercati esteri – ha spiegato il presidente di Confindustria per il Nord Sardegna Pierluigi Pinna – dobbiamo crescere sia da un punto di vista dimensionale che in termini di capitale d'investimento». Ed è proprio qua che nasce l'annoso problema dell'accesso al credito.

La realtà sarda si ritrova a fare i conti con un numero elevato di imprese di dimensioni estremamente ridotte che rifiutano con decisione qualunque tipo di interazione ma sopratutto di integrazione con altre aziende del territorio, limitando così la propria competitività sui mercati internazionali. «Gli imprenditori sardi – ha aggiunto Piergiorgio Saladini, responsabile per i servizi alle imprese della Carige – devono comprendere che la cosiddetta “small size” rischia di frenare sia l'export che l'innovazione di prodotto e di processo tagliando fuori dal mercato realtà dotate di un grande potenziale».

Preservare l'integrità e l'identità della propria impresa sembra infatti essere uno di quei punti fermi ai quali gli imprenditori sardi non vogliono

rinunciare. Un'esigenza comprensibile che gli addetti ai lavori non vedono però vincolante: «Le reti d'impresa esistono proprio per questo. Preservano l'identità aziendale ma consentono al tempo stesso un'integrazione orizzontale che permette al piccolo di agire come se fosse grande».

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