Crac di Carloforte: «Anche Cappellacci davanti ai giudici»

Richiesta di rinvio a giudizio per il governatore e altri undici amministratori per il fallimento della municipalizzata

CAGLIARI. C’è la richiesta di rinvio a giudizio per Ugo Cappellacci, indagato nell’inchiesta sul crac della municipalizzata di Carloforte: il governatore dovrà rispondere di bancarotta davanti al gup Roberta Malavasi insieme ad altri undici ex amministratori della società fallita nel 2010 con un passivo accertato di circa due milioni di euro. Assistito dall’avvocato Guido Manca Bitti, il presidente della Regione si è difeso con puntiglio nel corso di un interrogatorio durato quattro ore nell’ufficio del pm Giangiacomo Pilia, ma la decisione del magistrato di depositare all’ufficio del gup la richiesta di fissazione dell’udienza significa che per l’accusa la sua posizione non è cambiata. Con lui avevano scelto di sottoporsi all’esame del pubblico ministero Gerolamo Simeone e Francesco Luxoro.

Raccolte le loro dichiarazioni a verbale, Pilia aveva disposto una nuova consulenza rivolta a verificare quanto gli indagati hanno sostenuto a propria difesa. Ma il contenuto della relazione finale non è stato favorevole ai tre ex amministratori della società carlofortina. L'inchiesta della magistratura era partita dopo il fallimento dichiarato nell'agosto del 2010 della Municipalizzata. Il curatore Giuseppe Aste aveva segnalato alcuni presunti illeciti e aveva deciso di trasmettere i documenti alla Procura insieme alla relazione della curatela. Il pm Pilia ha successivamente affidato l'esame della vicenda ai consulenti Carlo Dore e Donatella Masala, le cui conclusioni hanno coinciso in larga parte con quelle del curatore fallimentare. Così con Cappellacci sono finiti nel registro degli indagati gli ex amministratori Antonio Graziano Tilocca (attuale presidente della Sfirs), Achille Rivano, Battista Rivano, Carmelo Mercenaro, Caterina Simonetti, Francesco Serra, Paolo Brigaglia, Francesco Luxoro e degli ex sindaci Caterina Arca, Gerolamo Simeone e Roberto Neroni.

Il pubblico ministero è convinto che il consiglio di amministrazione di cui Cappellacci è stato presidente dall'aprile 2003 al febbraio 2004 e dal settembre 2005 al marzo 2006, negli anni che vanno dal 2003 al 2006 abbia approvato i bilanci coprendo le perdite sempre più pesanti pur sapendo che i dati riportati non corrispondevano a quelli reali avrebbero in questo modo consapevolmente ritardato e aggravato il dissesto della Municipalizzata. Sulla base di queste valutazioni improprie nel 2006 il comune di Carloforte acquistó per 69 mila euro quote della società che in realtà non valevano nulla. Nei prossimi giorni l’ufficio gup fisserà la data dell’udienza preliminare, si andrà all’autunno. Nel 2003 il comune di Carloforte affidò alla Municipalizzata l’organizzazione della prima edizione del Girotonno, una delle principali manifestazioni turistiche dell’isola. I costi di progettazione e pubblicità vennero registrati con una perdita minore rispetto a quella reale: nel bilancio risultava un passivo di 12719, quello reale era di 334.561 euro. L’anno successivo alla Municipalizzata venne ancora affidata la manifestazione e arrivò la replica: nuovo rendiconto col passivo ridotto di oltre 400mila euro, poi ancora nel 2005. Ma «detta attribuzione - scrisse il curatore

fallimentare - era del tutto mancata» perché quell’anno il Girotonno venne organizzato «in proprio dal Comune di Carloforte». Stessa cosa venne fatta nel 2006 col buco che negli anni diventava sempre più profondo, malgrado i tentativi di nasconderlo.

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