Un paese che trova sempre il verso giusto

Antonandria Cucca, Chiarina Porcu e Peppino Donaera gli altri campioni delle gare in limba

OSSI. Nella storia delle gare poetiche in limba il paese occupa un posto di grande rilievo. Qui nel 1870 era nato il mitico Antonandria Cucca, celebrato come un eroe delle sfide verbali dei primi decenni del secolo scorso dalla memoria tenace delle generazioni di appassionati. Dal 1896 al 1915 fu il più indomabile tra i rivali del grande cantore di Siligo Gavino Contini. «Canta pulidu e sériu, Gavinu:/ pensa ch'as abbojadu a Antonandria (Canta pulito e serio, Gavino, pensa che hai incontrato Antonandria)», recitano i primi due versi di una strofe ancora diffusissima tra i cultori del canto a botta e risposta.

Il 28 aprile del 1924 sul palco di Montresta per la sagra di San Cristoforo Antonandria Cucca tenne a battesimo quello che sarebbe diventato a sua volta un mito: il diciottenne Remundu Piras di Villanova Monteleone. Il rivale “titolare” designato non era giunto in tempo, Antonandria aveva già sentito parlare del giovane Remundu e disse: «Dàdemi cussu pitzinnu biddanoesu (Datemi quel ragazzo di Villanova)». Iniziò così, come un segno del destino, la carriera ineguagliabile di un'eccellenza assoluta.

A Ossi, trentadue anni dopo Cucca, nacque anche Chiarina Porcu, una delle due sole donne che riuscirono a ritagliarsi un posto sui palchi delle sagre. L'altra era Maria Farina di Santa Vittoria di Osilo, figlia d'arte: negli annales della poesia verbale suo padre Antonio rimane una delle sette stelle più luminose di quel singolare universo della prima generazione di cantori professionisti, con Antonio Cubeddu e Giuseppe Pirastru di Ozieri, Pitanu Moretti di Tresnuraghes, Barore Testoni di Bonorva e – naturalmente – Cucca e Contini. Di Ossi è Peppino Donaera, che difende oggi l'onore del campanile poetico ossese.

L'evento si sabato notte si colloca dunque con buone ragioni nell'ambito della tutela e della valorizzazione dei beni immateriali. Il paese ha risposto alla grande e questo succede assai di rado. Nel ricordo degli improvvisatori famosi finora si erano distinti Villanova Monteleone per Remundu Piras, Banari per Barore Sassu, mentre Bonorva – in solitudine assoluta – aveva celebrato il suo beniamino Peppe Sozu quando il poeta era ancora in vita.

Thiesi era stato sollecito con Andria Nìnniri, non altrettanto con Antoni Piredda. Fordongianus ha ricordato con un libro Juanninu Fadda, Neoneli ha fatto altrettanto con Totoni Crobu. Silanus ha celebrato Frantziscu Mura a poca distanza dalla morte prematura del cantore ma aveva festeggiato Marieddu Masala al compimento del mezzo secolo di carriera. Chiaramonti ha iniziato l'anno scorso a ricordare Juanne Seu, ma Buddusò aveva impiegato trent'anni per rendere onore a Barore Tucone, un nome di rilievo assolutamente primario nella storia delle dispute di poesia orale. Mara, invece, ha pubblicato una monografia su Frantziscu Sale quando il poeta era ancora relativamente giovane, poco più che settantenne (Sale festeggerà gli ottanta proprio quest'anno).

Ma se la poesia improvvisata ha di che piangere, la poesia di meditazione non ride di certo. Tonara ha lasciato passare settantasette

anni dalla morte di Peppino Mereu prima di decidere, nel 1978, grazie alla sensibilità del sindaco Tonino Dessì e dei giovani del collettivo che porta il nome del poeta morto nel 1901 a ventinove anni, di togliere dal buio della dimenticanza la sua perla più preziosa.

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