Tutti i numeri della crisi economica sarda

Venerdì a Sassari un convegno coi dati elaborati da Università, Banca d’Italia, Crenos e Confindustria

SASSARI. Se si esclude la debole ripresa del 2010, il Pil stagna allo 0,2 per cento e le proiezioni per i prossimi mesi indicano un ulteriore calo. A questo si somma la riduzione delle esportazioni (- 0,6 per cento) in controtendenza con il dato medio nazionale del più 11,4 per cento. E’ un’isola in ginocchio quella fotografata dal Crenos, dalla Banca d’Italia e da Confindustra in occasione del quinto convegno sull’economia della Sardegna, in programma venerdì, 29 giugno, nell’aula magna della facoltà di Scienze, (via Vienna 2). Un qualificato team di specialisti, coordinato dall’economista Marco Vannini (Università), farà il punto alla luce dei dati emersi dal rapporto annuale realizzato dai tre istituti. L’importante iniziativa, che rappresenta ormai un appuntamento atteso, è stata presentata ieri alla stampa, nella sala degli specchi di Villa Mimosa, da Dealma Fronzi (direttore della filiale di Sassari della Banca d’Italia), Pierluigi Pinna (presidente di Confindustria del Nord Sardegna) e Marco Vannini, (Università di Sassari). C’è da dire subito che la stagione di passione sarà ancora lunga e difficile. Sempre che di ripresa si possa parlare, la data presunta indicata dagli esperti è per la fine del 2013. Come dire che i primi effetti della tanto agognata controtendenza si potranno registrare solo nel primo semestre dell’anno successivo. La domanda a cui ora si tenta di rispondere è quale sarà la realtà del dopo-crisi, tenuto conto del fatto che il recupero sarà altrettanto lento e tortuoso. Pierluigi Pinna lo dice senza infingimenti di fronte ai dati poco confortanti del report che sarà illustrato venerdì mattina: «Nessuno pensi di recuperare ciò che è stato perso, prima di tornare a regime passerà del tempo e di questo dovrà tenere conto chi programmerà gli investimenti»

Cifre sempre

più sconfortanti quelle snocciolate ieri nella sede di Confindustria, una per tutte, quella della disoccupazione giovanile che schizza al 42,4 per cento con la quale l’isola conquista il triste primato di regione con tasso di disoccupazione più elevato per la classe d’età 15-24 anni.

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