Il patto a 7 per l’alimentare è la strada per lo sviluppo

Costituita la prima Rete per la collaborazione commerciale e produttiva Le piccole imprese: «La Regione rompa col passato e punti su nuovi settori»

CAGLIARI. L’accordo raggiunto dalle magnifiche sette imprese dell’agroalimentare sardo è importante non solo per l’intero settore ma anche per il sistema economico. Ne sono convinte le organizzazioni del mondo produttivo che da tempo indicano come possibile svolta la formazione di Reti di imprese. «E’ ormai dimostrato che il vecchio modello non regge più», afferma Filippo Spanu della Confartigianato. E la svolta può venire dai macrosettori di antiche tradizioni che però sono stati sottovalutati. Flavio Danalache, direttore della Banca d’Italia, ha individuato nell’agroalimentare e nel lapideo i due settori su cui puntare. «L’attuale crisi dimostra che in una situazione di difficoltà generale», spiega Francesco Lippi, presidente della Confapi regionale, «le aziende che se la cavano meglio di tutte sono quelle che si sono aperte all’internazionalizzazione. E che cercano di puntare sulla bontà del proprio prodotto». Un principio suffragato dai numeri: in Sardegna la quota di imprese che ha aumentato il fatturato tra il 2010 e il 2011 è stata maggiore tra quelle che in precedenza avevano intrapreso strategie di internazionalizzazione. Le sette industrie che hanno sottoscritto il Rias, (Rete delle imprese agroalimentari della Sardegna), aprono una strada che nell’isola è sempre stata difficile, quella della cooperazione. Sono sette aziende che hanno in comune le tre qualità che caratterizzano la vera impresa: sono innovative ed esportatrici con i bilanci sempre a posto. (I dati che riportiamo nella tabella in alto dimostrano la solidità delle aziende e sono tratti dall’Osservatorio economico della Regione, riferiti agli ultimi bilanci disponibili del 2009). Domina il settore lattiero caseario che, anche se non può essere riconosciuto, è un vero e proprio distretto industriale. Nel Patto convivono, fianco a fianco, gli industriali (Fratelli Pinna) e la 3A, organizzazione di produttori sotto forma di cooperativa, che sta preparando lo sbarco commerciale nella penisola. Con il lattiero è presente la Casa del grano, (primi in Italia a usare una macchina industriale per la produzione dei malloreddus), l’olio San Giuliano, la Casar che dopo anni di instabilità è tornata tra le eccellenze, il Riso di Oristano, il maggior salumificio dell’isola. «Serve

un modello di sviluppo alternativo», dice Carlo Tedde (Confcooperative), «che in realtà esiste già: quello della cooperazione». Un modello da incentivare: «E’ la Regione che deve operare le scelte più opportune anche se fossero traumatiche», dice Tedde.

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