«Dividere i Giganti è sbagliato: serve un museo a Cabras»

Marco Minoja replica ai firmatari della petizione che si oppongono al progetto della Sovrintendenza

di Alessandra Sallemi

«Se la petizione contro il progetto sulle statue di Monte Prama fosse perché si vuole smembrare davvero quel patrimonio, la firmerei anch’io. Ma non è questo che succederà»: Marco Minoja, soprintendente ai Beni archeologici di Cagliari, Oristano e fino al prossimo agosto anche Sassari e Nuoro, non si sottrae al dibattito sul progetto da lui promosso per esporre al pubblico le statue trovate in un terreno agricolo del Sinis, comune di Cabras, alla fine degli anni Settanta e restaurate di recente al Centro di Li Punti dove, esposte tutte assieme, suscitano grande emozione e quindi voglia di mobilitarsi all’idea che vengano sparse «un po’ qui e un po’ la», vale a dire a Cagliari, a Cabras e forse qualcosa anche a Li Punti. «E qui sta il fraintendimento grosso sul progetto – comincia il soprintendente –, vengono cavalcate connotazioni che il progetto non ha. E’ giustissimo che le statue assieme colpiscono, non si vuole sminuire questa emozione, questo potenziale di conoscenza, tanto è vero che quasi tutte le statue saranno esposte assieme a Cabras».

Appunto, quasi tutte.

«E’ bene ricordare che il restauro dei reperti di Monte Prama riguardava 5 mila pezzi, le statue ricomposte sono 27, 10 i modelli di nuraghe, forse potevano essere anche una di più o uno di meno, certo in origine le statue erano di più. Se dovessimo estremizzare, al momento l’approccio corretto alla conoscenza dovrebbe essere non esporle ancora. Noi invece abbiamo creduto nella necessità di esporle, dando conto dei nostri dubbi. L’idea del progetto è questa: spiegare quel che sappiamo e quello che non sappiamo. Non è un progetto antiquario né antiquato, che ignora i contesti archeologici. Ma la pretesa di assegnare significati unitari al complesso al momento è fantarcheologia. Sappiamo di sicuro che le statue vengono da Monte Prama, che sono state distrutte sul posto, che avevano una relazione stretta con la necropoli, ma non sappiamo quale organizzazione avessero una in relazione all’altra. Erano un gruppo? Erano singole? Oggi non ci sono risposte. Vogliamo anche studiare la relazione delle statue con la civiltà nuragica: i bronzetti sono la stessa tipologia di opera ma in altra materia e forse con un’altra funzione».

Ma perché allontanarle da Cabras?

«Nessun allontamento del complesso, Cagliari avrà solo 4 esemplari, uno per ogni tipologia di oggetto, necessari per lo studio comparato. A Cabras ci sarà il grande racconto archeologico del ritrovamento, del contesto, della relazione con la necropoli. Le statue non saranno viste come pezzi a sé, ma nella loro complessità e la museologia moderna ci offre strumenti per farlo, costruendo rapporti fra i territori in cui si è sviluppata la grande civiltà nuragica.Ci serviremo della tecnologia, il Crs4 è il più importante centro di ricerca internazionale del visual computing, la scansione tridimensionale è uno strumento di ricerca che consente di cogliere particolari invisibili a occhio nudo. Non si tratta solo di ologrammi per fare impazzire i bambini, anche se fare impazzire i bambini su Monte Prama per me è un gran bel sogno. E sogno anche famiglie che fanno gite da Cagliari a Cabras e viceversa, magari scoprendo la Marmilla. Altro che progetto borbonico, come ho sentito dire».

Lei sembra sfiduciato verso i contesti locali, i piccoli centri. Come dire: a Cagliari si può lavorare meglio.

«No,anzi, il progetto scommette sulla infrastrutturazione e sulla relazione fra territori. Cagliari sarà solo una porta verso un sistema di musei in rete, Cabras avrà un museo nuovo. Si badi che nessun contesto archeologico, anche in Sardegna, è esposto integralmente. Si pensi a Bithia, che ha reperti a Cagliari e a Domusdemaria. E alla necropoli di Nora: corredi a Cagliari e al museo di Pula. Il progetto è della soprintendenza, l’ha avallato il ministero, col parere favorevole del comitato tecnico scientifico: nessuno studioso ha rilevato offese al patrimonio archeologico sardo».

C’è un problema di tempi: a Cabras il museo deve essere costruito, c’è il progetto ma non i soldi per farlo, a Cagliari ci vogliono due anni per ristrutturare la vecchia sede.

«Per Cabras bisogna cercare le risorse, il ministero ha fatto la sua parte riallestendo la vecchia sede del museo nazionale.Intanto alcune statue andranno subito a Cabras, nel museo civico, altre verranno a Cagliari nel museo archeologico in mezzo all’archeologia nuragica in una mostra temporanea sull’allestimento del museo in rete».

Non ci staranno, finiranno nei magazzini: perché non lasciarle a Li Punti e investire sull’apertura al pubblico?

«No,

non torneranno nei magazzini, faremo un promo del sistema museale che sarà.E non si possono lasciare a Li Punti perché la bella sala delle esposizioni è stata fatta per i pezzi restaurati nel centro, non si può congelare sui pezzi di un unico restauro».

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