Cagliari, il varo della Nuova Tirrenia

La “Compagnia italiana di navigazione” presenta le navi superveloci: Bonaria e Amsicora - VIDEO

CAGLIARI. Molo Ichnusa, ore 10: signore e signori, ecco a voi la Nuova Tirrenia, quella non più pubblica e mangia soldi dal 1984 ai giorni nostri, ma un’altra, privata, che dovrà far quadrare i bilanci e si spera non lo faccia in futuro sulle spalle della Sardegna. È la Tirrenia della “Compagnia italiana di navigazione”, che questa mattina, in porto, presenterà le ammiraglie della nuova era: sono Bonaria e Amsicora. Prese a noleggio dalla “Minoan Lines”, azienda controllata dal gruppo Grimaldi, tra l’altro socio fondatore della prima versione della “Compagnia”, quella bocciata da Bruxelles mesi fa, le due navi hanno cambiato livrea nei cantieri Palumbo di Messina, e insieme dovranno subito cancellare quanto di peggio Tirrenia ha regalato alla Sardegna in questo mezzo secolo da incubo: le assurde 18 ore di navigazione sulla Cagliari-Arbatax-Civitavecchia.

L’inaugurazione. Con pagine sui quotidiani, spot televisivi e camion-vela su e giù per le spiagge, nell’ultimo fine settimana la “Compagnia italiana” ha annunciato il lieto evento per questa mattina, che avrà un seguito nel pomeriggio, nella Basilica di Bonaria, con una messa solenne e celebrativa. Senza disturbare i santi, lo slogan laico è di sicuro appeal: «Viaggiare ad alta velocità». Finalmente, bisognerebbe aggiungere, con la promessa che la percorrenza sulla rotta sarà ridotta a 11-12 ore e questo sarà possibile alla velocità di crociera delle nuove navi, intorno ai 21,5 nodi, massimo 30, contro i 17 delle carrette Tirrenia pubbliche, purtroppo famose, soprattutto con la classe “Strade”, per la loro inefficienza. Che, stando agli annunci, sarà presto dimenticata con queste navi definite più da crociera che da semplice trasporto passeggeri più auto.

Al gran completo. Cin sarà presente all’inaugurazione con il meglio del suo vertice. A cominciare dall’armatore napoletano Vincenzo Onorato, proprietario anche della Moby Lines, e oggi socio di maggioranza della “Compagnia italiana” con il 40 per cento delle azioni. Il resto della compagine è diviso fra il Fondo d’investimento Clessidra, 35, il gruppo Gip investimenti portuali della famiglia genovese Negri, 15, e la Shipping Investments, 10, amministrata dal napoletano Francesco Izzo. È tutt’altra cosa, l’attuale Cin rispetto alla cordata di un anno fa, anche allora vincitrice della privatizzazione. L’unico sopravvissuto della Cin 1 è proprio Onorato, mentre il Gruppo Aponte (Snav-Gnv) e l’armatore Manuel Grimaldi (comunque proprietario delle noleggiate Bonaria e Amsicora) non ci sono più da quando è stato chiaro che l’Antitrust europeo non avrebbe mai dato il via libera a quella evidente concentrazione di mercato. Chi c’è ancora è anche l’amministratore delegato e ora pure presidente di Cin 2, il napoletano Ettore Morace. Sarà lui a guidare la Nuova Tirrenia e il compito che lo aspetta non è tra i più facili.

La rivoluzione. Così è stato definito il passaggio rivoluzionario della Tirrenia da mani pubbliche a quelle private. Non c’è dubbio che lo sia, per quanto è stata tribolata questa privatizzazione pensata una ventina di anni fa dalla Dc, riproposta dal governo Berlusconi IV, nel 2008, su pressione dell’Ue, che non sopportava più il carrozzone dei mari, e portata in porto dalla coppia Monti-Passera. È stato il governo dei professori a far di tutto per chiudere un’operazione osteggiata soprattutto dalla Regione.

Il contratto. Della vendita di luglio si sa ancora poco. Si conoscono i capitoli fondamentali: 380 milioni il prezzo di vendita, 200 pagati in contanti da Cin (sostenuta nell’operazione finanziaria da Unicredit e Banca Intesa, con 100 milioni) e il resto in tre rate senza nessun calcolo di interessi per la dilazione. Sono invece ancora misteriose le clausole, che pare siano legate a doppio filo con la convenzione per la continuità territoriale marittima firmata dallo Stato con i nuovi proprietari. Come si sa, la convenzione prevede che Cin incasserà 72,6 milioni all’anno fino al 2020 per garantire il servizio pubblico anche nei mesi invernali. Ma sulla convenzione indaga ancora Bruxelles ed è possibile che alla fine Cin possa avere dalla sua più di una clausola per non pagare le rate. Spetterà al ministro Passera chiarire tutto.

Le polemiche. Sono ancora tante, rilanciate ieri dal deputato Mauro Pili del Pdl («La vendita è una truffa ai danni dei sardi») e che per un anno hanno tenuto banco. Dal caro-traghetti

al varo della Flotta Sarda (sotto il logo della regionalizzata Saremar) fra la giunta Cappellacci e Cin se le sono date sempre di santa ragione. E non è finita: la Regione ha annunciato che ricorrerà al Tar e in tribunale contro Stato e Nuova Tirrenia.

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