Sassari e la sua storia nella colonna di Tavolara

SASSARI. Per quanto goda di una bella macchia di verde, e possa mostrare uno dei pochi tratti delle antiche mura, l’area di porta Sant’Antonio, a Sassari, non si sottrae a un’impressione di...

SASSARI. Per quanto goda di una bella macchia di verde, e possa mostrare uno dei pochi tratti delle antiche mura, l’area di porta Sant’Antonio, a Sassari, non si sottrae a un’impressione di marginalità e di abbandono. Specie nella parte bassa, dove l’albergo «Turritania», chiuso da anni, è stato coperto con un grande pannello, e gli spazi vicini servono come ricovero disordinato per le auto. Di questa impressione soffre anche la colonna in pietra che con le sculture disposte su cinque livelli racconta gli episodi salienti della storia cittadina: dall’ingresso di Giovanni Maria Angioy alle imprese della Brigata “Sassari” alla discesa dei Candelieri. L’opera fu realizzata nel 1954 da uno dei maggiori artisti sardi – e sassaresi – del Novecento. Si tratta di Eugenio Tavolara (1901-1963), che è ricordato soprattutto per il lavoro svolto per il rilancio e l’ammodernamento delle produzioni artigiane (a lui sono dedicati il padiglione espositivo che fu costruito allora all’interno dei giardini pubblici di viale Regina Mergherita, e la breve via adiacente). Ma nel frattempo svolgeva in proprio l’attività dello scultore, lasciando opere di grande rilievo, come il portale della chiesa della Solitudine a Nuoro, un pannello per il palazzo dell’ENEL a Cagliari e uno per il Banco di Sardegna di Sassari, ecc. Aldo Cesaraccio, cronista e poi direttore della «Nuova», definì «candeliere di pietra» la colonna; e celebrandola, in occasione dell’inaugurazione, la definiva nella rubrica «Al caffè» «un’opera d’arte tutta sassarese, tutta nostra, ove Sassari si specchia». Mentre Tavolara lavorava alla grande scultura, un meno noto ma altrettanto abile artigiano sassarese dava forma alla fontana con vasca in trachite che è alla base della colonna, e oggi è tristemente

a secco. Si chiamava Pietrino Sanna: figlio di contadino, aveva imparato il nuovo mestiere nel corso della guerra d’Africa; e al rientro aveva lavorato alla costruzione del ponte di Rosello e alla fontana di San Francesco nei giardini pubblici, non lontano dal padiglione di Tavolara.

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