L’isola fa i conti con gli errori della politica

A quarant’anni dalla Commissione Medici un’analisi desolante della crisi nel Nuorese

INVIATO A ORGOSOLO. Nel marzo di quarant’anni fa, la commissione parlamentare d’inchiesta sui “fenomeni di criminalità in Sardegna” presentava le sue conclusioni. Era la famosa commissione Medici, dal nome del senatore che la presiedeva. Ne facevano parte, tra i vari parlamentari, 14 deputati sardi. Era stata istituita due anni e mezzo prima, nel 1969, durante una stagione di violenza in cui la Sardegna centrale era diventata, almeno a livello mediatico, un’emergenza nazionale. Dal 1966 ad allora infatti c’erano stati 34 sequestri di persona, 120 omicidi volontari e quasi duecento rapine, tutti concentrati in un’area geografica ben precisa: la provincia di Nuoro, allora molto vasta. I latitanti, più che una pattuglia, erano una piccola brigata, ben 130. E lo Stato, nonostante corpi speciali come i Baschi Blu mandati a presidiare il territorio, mostrava un volto duro quanto inefficace, unicamente repressivo. La commissione Medici nacque così per indagare sulle cause di tanta violenza criminale e individuare, per quanto possibile, strategie di azione sociale per fronteggiarla.

Quarant’anni dopo, le Acli, associazioni cristiane dei lavoratori, ragionano su quelle conclusioni e sui loro effetti nella realtà della Sardegna centrale. E per discutere scelgono Orgosolo, epicentro del “malessere” dell’epoca, chiamando a raccolta protagonisti di quella stagione politica ma anche del presente, in larga parte appartenenti al mondo cattolico. Introdotto da Antonello Caria, direttore dell’istituto delle Acli per lo sviluppo, il dibattito è entrato nel vivo con l’intervento di Salvatore Urru, presidente provinciale delle Acli.

Dopo aver ricordato il clima di violenza e povertà che portò alla nascita della commissione Medici, Urru ha fatto riferimento al ruolo della politica negli anni successivi, una volta che, individuate cause e soprattutto possibili rimedi del “malessere”, si sarebbe dovuto intervenire con efficacia e, magari, lungimiranza. Così non è stato, è sotto gli occhi di tutti oggi come lo era già venti o trenta anni fa, per questo il segretario Acli parla di sostanziale fallimento della politica, colpevole di «non aver saputo governare» il cambiamento auspicato. Non è stato tutto negativo, però, come ammette ancora Urru. Le zone interne hanno in parte ridotto la distanza con le aree forti di un’isola che, anche allora, andava a due velocità, anche se la crisi qui pesa più che altrove.

Pietro Soddu all’epoca era segretario regionale della Democrazia Cristiana, sino a poco prima del 1972 era stato assessore all’Industria. Ricorda «l’onda criminale travolgente» di quegli anni, e segnala che le “ricette” della commissione Medici erano, a guardar bene, già tutte nel Piano di Rinascita della Regione di dieci anni prima. Dalla modernizzazione dell’agricoltura a una nuova organizzazione della pastorizia, più democratica o, si direbbe oggi, condivisa; svela che l’avventura industriale di Ottana, per Medici e per tanti la vera cura del “malessere”, nacque qualche tempo prima nella segreteria nuorese della Dc. «Ottana - dice - era perfetta per la sua collocazione geografica, baricentrica rispetto al resto dell’isola, ci apparve come una zona naturalmente destinata a un grande insediamento industriale». Per Soddu dunque la commissione Medici, «sin troppo mitizzata», proponeva un modello che era «nato già finito», anche se «lo spirito che la animò era positivo».

Giovanni Moro è stato sindaco di Orgosolo in anni altrettanto caldi, quando le decisioni impopolari si pagavano con fucilate e bombe contro la propria casa o il municipio. Ma ricorda anche che, grazie alla commissione Medici, Orgosolo in seguito ebbe strade moderne, asili, una biblioteca.

Franco Siddi, segretario nazionale Fnsi, il sindacato dei giornalisti, in quegli anni era un ragazzo delle Acli. Ricorda le perplessità dei giovani cattolici sul rischio di “cattedrali nel deserto”, un po’ come accadeva sul versante allora opposto, a sinistra. Anche Siddi rileva come la Sardegna di oggi sia poco dissimile, in termini di crisi economica, da quella di allora. Da qui la necessità, dice, di un’azione politica che unisca i sardi in nome non di un’identità astratta e retorica, bensì di bisogni e obiettivi condivisi. «La politica - afferma - va dematerializzata. Deve ritornare ai valori del bene comune e dell’impegno condiviso. Serve un patto sociale e culturale fra i sardi». E lancia una proposta per far pesare la Sardegna sul tavolo della globalizzazione: un asse con la Corsica per un collegio delle “isole omogenee” in vista delle elezioni europee.

Padre Pietro Borrotzu, responsabile regionale della Pastorale del lavoro, l'organismo della Conferenza episcopale che si occupa in prima persona dei problemi dell'occupazione, è stato un diretto testimone della nascita industriale di Ottana, ancora oggi ne segue con passione ogni sviluppo. Di quegli anni ricorda il ritorno di tanti giovani che erano emigrati al Nord per lavorare nelle fabbriche e furono assunti a Ottana (l'obiettivo erano 11 mila posti di lavoro, si sfiorò comunque quota tremila). «Avevano superato – dice ­– l’individualismo originario, assimilando una coscienza di classe che fece maturare tutti».

Il futuro politico della Sardegna torna nelle parole di Roberto Deriu, presidente della

Provincia di Nuoro («serve una nuova stagione che colga le istanze della collettività»), mentre Vincenzo Floris, assessore al Lavoro al Comune di Nuoro, e Ignazio Ganga, segretario provinciale della Cisl, insistono sul concetto di “partecipazione” come punto di svolta del futuro dell’isola.

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