CONFINDUSTRIA

Putzu: «Imprese esauste la Regione cambi passo»

CAGLIARI. Imprese esauste per una crisi estenuante, senza fine. Il termometro segna febbre alta e le cure del decreto crescita sembrano troppo blande. Il presidente della Confindustria sarda,...

CAGLIARI. Imprese esauste per una crisi estenuante, senza fine. Il termometro segna febbre alta e le cure del decreto crescita sembrano troppo blande. Il presidente della Confindustria sarda, Massimo Putzu, avverte: «A fronte di consumi sempre più depressi, le imprese annaspano. E non sono aiutate nemmeno dal credito». E’ vero, infatti, che gli accordi di Basilea 3 saranno posticipati, (e quindi le banche non avranno nuovi vincoli), ma i problemi non vengono spostati. Spiega Putzu: «Le banche guardano la rischiosità dell’impresa e questa dipende dalle performances degli ultimi tre anni. Cioè dal peggiore triennio della crisi. Un discorso che si aggrava se l’impresa opera in un settore ad alto rischio».

Sulla riduzione Irpef e l’aumento dell’Iva, il giudizio della Confindustria è sospeso ma con un dubbio: «Quando si opera una riduzione di una tassa», afferma Massimo Putzu, «non è detto che il beneficio si trasferisca sui consumi e non vada sul risparmio».

Se il decreto crescita del governo Monti non sembra portare benefici alle imprese, (e così pure la riforma del lavoro che ha agevolato le uscite dei dipendenti dalle aziende ma non ne ha favorito l’ingresso), preoccupa la situazione finanziaria della Sardegna. «La Regione ha i soldi solo per gli stipendi», ha titolato la Nuova di lunedì scorso. Dai dati della Regioneria risulta, infatti, che la Regione da qui sino alla fine dell’anno, ha in cassa solo 551 milioni: quello che basta per le spese correnti.

«Tra le spese obbligatorie», spiega Putzu, «c’è di tutto e questo al netto della sanità che va comunque pagata. Al di là degli ulteriori tagli ai trasferimenti dello Stato, si pone il problema di come intervenire nella spesa pubblica».

E’ vero che l’ultimo provvedimento Monti ha sottratto alla Regione altri trecento milioni ma è altrettanto vero che, ad esempio, le Agenzie che operano in agricoltura costano ai sardi 118 milioni di euro. Una cifra che non incide purtroppo sulla funzionalità dell’agricoltura ma che serve per mantenere la struttura: «Dobbiamo cominciare a porci un problema: la macchina amministrativa dev’essere rivista perché, così com’è, non possiamo permettercela».

Il presidente degli industriali sardi ribadisce, infine, l'importanza delle proposte che Confindustria ha avanzato al ministro Barca per estendere anche alla Sardegna

le misure finora riservate alle sole regioni dell’obiettivo convergenza. Una delle strade per ritrovare la strada della crescita è il ricorso alle possibilità offerte dall’Europa, quelle opportunità che la Sardegna non è stata capace di cogliere.

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