Province, in campo progetti contrapposti

Enti del tutto nuovi o ritorno ai 4 «storici»? Le proposte in commissione (ma la giunta si ferma)

CAGLIARI. Ìl termine (31 ottobre) che il Consiglio regionale si era dato per approvare il riordino degli enti locali è scaduto. La commissione Autonomia inizierà solo la settimana prossima a esaminare nel dettaglio le quattro proposte di legge sinora presentate. I testi, partendo tutti dal risultato del referendum del 6 maggio, sono diversi fra loro e alcuni persino contrapposti e inconciliabili. La giunta non ha ancora presentato il disegno di legge che aveva comunicato di aver approvato e sembra che lo abbia bloccato per contrasti nati tra il presidente Ugo Cappellacci e l’assessore agli Enti locali, Nicola Rassu.

Insomma, il cammino della riforma delle Province procede a rilento (per usare un eufemismo) e si preannuncia denso di ostacoli politici. Il rischio è che occorra ancora più tempo del previsto per varare le nuove norme: in questo caso il 28 febbraio 2013, quando scadrà la proroga delle quattro Province abrogate dai referendum (Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias) si avrebbe la paralisi istituzionale e amministrativa dell’intero settore pubblico in Sardegna.

Le proposte più diverse fra loro sono quelle presentate dai Riformatori (che fanno parte del movimento referendario ) e dal Pd. I Riformatori avrebbero voluto eliminare tutte e otto le Province (ma quelle statutarie di Cagliari, Sassari e Nuoro possono essere abolite solo con legge costituzionale del Parlamento) e hanno così ripiegato sul ritorno alle quattro Province storiche (c’è anche Oristano). Ma trasformandole in una sorte di unione di Comuni con compiti di coordinamento. E senza organi elettivi: ne farebbero parte i sindaci del territorio.

La proposta del Pd (Gian Valerio Sanna) detta criteri che potrebbero portare a quattro Province e a due aree metropolitane (Cagliari e Sassari).In ogni Provincia ci sarebbe un presidente e dieci consiglieri (tutti eletti direttamente dai cittadini, i consiglieri in collegi uninominali) e senza giunta. Via anche tutti gli incarichi (da capo di gabinetto a direttore generale, per non parlare delle consulenze) che hanno gonfiato a dismisura i costi della politica. «Quando ero presidente a Oristano – ha ricordato Sanna – l’organico era molto più asciutto ed era sufficiente».

C’è grande differenza tra la proposta dei Riformatori (fatta dal capogruppo Attilio Dedoni) e quella di Sanna anche sulle competenze. Per l’esponente del Pd dovrebbero aumentare con un forte decentramento di poteri da parte della Regione, secondo i Riformatori le attuali competenze andrebbero divise tra Comuni e Province.

Differenze vi sono

anche con le proposte fatte da Franco Cuccureddu (Mpa) e da Luciano Uras (Sel). Entrambe prevedono il ritorno alle quattro storiche, ma Uras privilegia il protagonismo dei Comuni e prevede anche l’area metropolitana di Cagliari. (f. per.)

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