È morto a 78 anni lo scrittore Bachisio Floris

Autore dei romanzi “Nuoro for ever” e “Tre ore” sulla Barbagia d’oggi, padre del giornalista Giovanni

NUORO. Bachisio Floris, l'autore di "Nuoro forever" e di "Tre ore", è morto ieri nella sua casa di Roma, dopo una breve ma inesorabile malattia. Aveva 78 anni. Era stato uno dei dirigenti del Credito Fondiario. I funerali oggi a Roma alle 11 nella chiesa di Santa Francesca in piazza Massa Carrara.

Floris ha esaltato il legame con la città dov'era nato 78 anni fa dedicandole la sua opera di esordio nella narrativa, "Nùoro forever" (Cuec). Una Nuoro rigorosamente con l'accento sulla prima u («perché così si pronuncia») e vista «in divenire». Sognava una città «legata alla sua storia ma più aperta al mondo». In 202 pagine tra la Barbagia e la Sassari (dove si era laureato in Giurisprudenza), tra i mari di Olbia e Gonone, tra Civitavecchia dove aveva iniziato a insegnare e Milano dove aveva studiato il fratello Virgilio, si tratteggiava un orizzonte tanto vasto quanto mobile nello spazio e nel tempo, con un piano narrativo omogeneo e moderno. Narrazione brillante e acuta, semplice e arguta perché Bachisio Floris aveva nel sangue un humour anglo-nuorese, avendo scritto testi per il cabaret applauditi da spettatori come Federico Fellini e Dino De Laurentis. Nùoro l'aveva nel cuore perché «ci ha fatto diventare ricchi o poveri, colti o incolti, coraggiosi o vili, felici o infelici, allegri o tristi, limbùdos o silenziosi». Stava pensando di scrivere un libro centrato sulle esperienze tra Ortobene e Supramonte col ritratto di alcuni «orgolesi con un'intelligenza fuori dal comune».

Anche nella sua seconda opera, "Tre ore" (Cuec) Floris aveva dato prova evidente di una scrittura insolita, sincera, di rimpianto per ciò che c'era di bello e che veniva raso al suolo per costruire un «centro polifunzionale». Parla delle vecchie carceri di Nuoro. «È una ferita, un ematoma, un corpo estraneo conficcato in un viso che forte e sereno non è più. È una specie di torta surgelata, è lì da più di vent'anni, è finito e non è mai servito a nulla». Amava Nuoro e Roma. Ricordando Pont'e ferru e San'Onofrio, il Corso e Santu Predu. Ammirava la Roma dei ruderi, Ostia Antica. Andava volentieri a Cortona in una una casa -scrigno medioevale. Quando, novembre 2009, il Consiglio comunale di Nuoro aveva insignito della cittadinanza onoraria il figlio Giovanni (giornalista, conduttore di “Ballarò”), Bachisio e la moglie Anna Maria erano tanto felici quanto commossi.

Perché il figlio veniva «premiato come Giovanni Lilliu e Paolo Fresu. Sì, sono felice».

Psicologo e poeta. Nelle ultime righe di "Tre ore" scrive: «Mi piace Garcia Lorca nel “Llanto por Ignacio”. Eroico, vasto, tranquillo, normale: dormi, vola, riposa. Muore anche il mare».

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