Quei sogni tagliati alle Belle arti

L’accademia ha il record d’iscrizioni e il primato negativo per le sforbiciate agli stanziamenti pubblici

SASSARI. Crescono progetti, corsi, ambizioni. E c’è un primato nel numero degli iscritti: 30% in più. Record significativo: soprattutto se si pensa alla diminuzione d’immatricolazioni in scuole e università di un’isola che si spopola. Così all’accademia di Belle arti si guarda al futuro con un motto preciso: «L’impossibile non ci spaventa». Però professori e studenti devono vedersela con tagli incessanti. Non solo spending review: c’è un calo progressivo nei fondi che il Miur stanzia ogni anno oltre alle spese per gli stipendi.

La Provincia di Sassari, proprietaria dello storico complesso in via Duca degli Abruzzi, copre le uscite ordinarie per riscaldamento, luce, acqua, telefoni. Ogni tanto arrivano contributi per manifestazioni promosse dall’istituzione. «Ma ora che al via per i nuovi corsi specialistici manca solo la firma del ministro Profumo rischiamo di trovarci senza le risorse per svolgere la nostra attività», denunciano il direttore Antonio Bisaccia, la sua vice Paola Pintus e tanti docenti. Davvero un peccato per un’accademia con 25 anni di vita.

Negli ambienti culturali sardi, spesso segnati da rivalità e accuse incrociate, c’è chi contesta all’establishment sassarese di aver puntato troppo in alto con mezzi esigui: «Piani troppo alti senza fondamenta solide». Ma i risultati e i successi degli ultimi anni sembrano dare torto a interpretazioni malevole. A parlare, per gli insegnanti e per i ragazzi che li hanno affiancati con idee alternative, sono l’intensificazione della didattica, i tentativi di ricerca sperimentale, i livelli di sviluppo crescente.

Tutt’altra arte, insomma. E nuove strategie sull’alta formazione in Sardegna, che in questo campo ha una sponda (musicale) solo nei due Conservatori. «Quel che ci preme far comprendere a tutti è l’importanza per l’intera isola di una risorsa-istituzione come la nostra», dicono gli insegnanti. «Finora questo concetto l’hanno capito bene i nostri studenti – sostiene il docente-pittore Sisinnio Usai – A parte i sassaresi, negli anni passati i ragazzi sono venuti prima da Nuoro e dai centri vicini, poi dall’Iglesiente, quindi da Cagliari e dintorni: adesso, al di là dei tanti stranieri, faccio fatica a individuare le zone di provenienza. E questo dimostra che nei confronti dell’accademia esiste un interesse diffuso».

Ma è un interesse che chi è preposto all’erogazione dei fondi pubblici pare non apprezzare del tutto. «Eppure, né noi né i nostri allievi ci risparmiano», dice il decano, Giorgio Auneddu Mossa. «Io per esempio insegno 3 o 4 discipline e come me, senza alcuna surplus di retribuzione, fanno lo stesso altri colleghi», aggiunge il professore, impegnato in orizzonti che spaziano dalla storia dell’arte moderna, alla grafica, al disegno, al restauro.

Con i corsi biennali ci sarà comunque bisogno di maggiori spazi. Alcune chance sono già state individuate, grazie alla disponibilità di Provincia e Comune, in un’ala dell’ex mattatoio antistante da ristrutturare (per la pinacoteca) e nel nuovo teatro comunale (per

gli studi di scenografia). Forse non basteranno e si dovranno trovare altre aule. «Ma quel che oggi fotografa bene la situazione è il rischio che i nostri sogni siano penalizzati da tagli eccessivi», conferma in ultima analisi la professoressa Pintus.

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