Un’inquietante serie di delitti e incidenti

Ci sono almeno undici morti che sembrano strettamente legate all’abbattimento del Dc9 dell’Itavia

SASSARI. Una strage dimenticata, ma fatalmente legata alla tragedia del Dc9 dell’Itavia: 11 uomini scomparsi, uccisi, morti in strani incidenti oppure suicidi. Tutti, meno uno, sono uomini dell’Aeronautica militare (otto ufficiali e due sottufficiali. E ben sei ruotano intorno al radar di Poggio Ballone, a pochi chilometri da Grosseto. Il capitano Maurizio Gari era master controll della sala radar e Mario Alberto Dettori era addetto all’identificazione dei velivoli. Gari morì il 9 maggio 1982 a soli 32 anni, stroncato da un infarto, Dettori fu trovato impiccato nel marzo del 1987.

L’8 agosto del 1980 era morto un altro importante testimone: il colonnello Giorgio Teoldi, comandante dell’aeroporto militare di Grosseto. Da quell’aeroporto erano decollati la notte di Ustica tre aerei da guerra: due TF-104 biposto e un F-104 monoposto. A bordo di uno dei TF-104 c’erano i capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini. Entrambi entreranno nella pattuglia acrobatica delle Frecce tricolori e moriranno il 28 agosto 1988 nella sciagura di Ramstein, in Germania. Una settimana dopo si sarebbero dovuti presentare dai giudici romani che indagavano su Ustica per essere interrogati.

Nel 1984 un’altra morte misteriosa. È quella del sindaco di Grosseto Giovanni Finetti che perse la vita in un incidente stradale. Aveva raccolto le confidenze di alcuni militari dell’Aeronautica secondo le quali da Grosseto erano decollati due F-104 con il compito di intercettare e abbattere due caccia libici Mig 23.

Tre anni dopo, il 20 marzo 1987, è la volta del generale Licio Giorgieri. Ufficialmente fu vittima di un attentato terroristico delle Unità comuniste combattenti: un killer che lo aveva inseguito in auto lo freddò a colpi di pistola. Un agguato che non convinse mai del tutto gli investigatori perché la stagione del terrorismo si era ormai estinta da tempo. La sorpresa arrivò poi quando si scoprì che basista dell’omicidio era un dipendente del ministero dell’Interno. La notte di Ustica Giorgieri si trovava in volo, a bordo di un PD-808,un aereo attrezzato per la guerra elettronica.

Giorgieri era amico del generale Saverio Rana, presidente del Registro Aeronautico, che, all’indomani della sciagura, dopo un primo esame dei dati radar, disse al ministro dei Trasporti Rino Formica: «Il Dc9 dell’Itavia è stato attaccato da un caccia e abbattuto con un missile».

Il 14 agosto 1988 morì in uno strano incidente stradale sul lungomare di Gizzeria Marina, vicino a Catanzaro, il maresciallo Ugo Zammarelli. Zammarelli passeggiava con un’amica, quando venne investito da una moto con a bordo due tossicodipendenti. Sul luogo dell’incidente furono trovati quattro cadaveri: quello del maresciallo e della sua amica incredibilmente integri, quelli dei due giovani, invece, terribilmente straziati. Non fu effettuata alcuna autopsia.

Zammarelli era ufficialmente in vacanza. Prestava servizio nella base di Decimomannu e stava indagando sul Mig libico caduto sulla Sila. Guarda caso, infatti, proprio di Gizzeria era l’impresa dei fratelli Argento che, su incarico dei servizi segreti, aveva recuperato in tutta fretta i resti del jet libico.

Nel 1991, il primo febbraio, un’altra morte misteriosa: il maresciallo Antonio Muzio venne freddato con tre colpi di pistola. Fino al 1985 aveva lavorato nell’aeroporto di Lamezia Terme, dove erano stati conservati i resti del Mig libico e i nastri con la registrazione del volo.

Il colonnello Sandro Marcucci, pilota della 46esima brigata aerea di stanza a Pisa, era molto amico del capitano Mario Ciancarella, l’ufficiale al quale telefonò Alberto Dettori dopo la strage di Ustica. Marcucci, su input di Ciancarella, indagò sulle indicazioni date da Dettori e sul Mig caduto sulla Sila. Pare che avesse scoperto che un Mig uguale a quello trovato sulla Sila era decollato da Pratica di Mare. Marcucci morì precipitando con un Piper il 2 febbraio 1992. Un incidente con molti punti oscuri.

La lunga scia di sangue continua il 13 gennaio 1993, a Bruxelles con l’assassinio

del generale in pensione Roberto Boemio. Venne pugnalato per strada. Era stato capo di stato maggiore della terza divisione aerea e con le sue dichiarazioni aveva fatto incriminare alcuni alti ufficiali. Doveva presentarsi da Priore la settimana successiva. (p.m.)

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