Cagliari, al Microcitemico la diagnosi preimpianto

La Asl applica la sentenza del tribunale e affida i test a una società privata. Il giudice ha riconosciuto per le coppie portatrici «il diritto» agli esami

CAGLIARI. L’ultimo sottile baluardo che ancora reggeva l’architettura della legge 40 sulla fecondazione assistita, relativo alla diagnosi pre-impianto è definitivamente crollato. Adesso le coppie potranno effettuare questo decisivo test anche in una struttura pubblica, il Microcitemico di Cagliari. È una vittoria per tutti coloro, medici, legali, a cominciare dal protagonista giuridico di anni di battaglie sempre vinte nei tribunali, il professor Luigi Concas, e soprattutto coppie che avevano sin da subito contestato l’intero impianto di quella legge. Con la pubblicazione della delibera della Asl adesso una coppia può recarsi al Microcitemico e svolgere le analisi genetiche preimpianto, affidandosi a un laboratorio privato, il Genoma di Roma, per eseguire i test genetici sulla singola cellula embrionale, per la diagnosi sulle malattie genetiche ereditarie. La decisione della Asl non arriva per una scelta, ma a seguito dell’ultima sentenza del tribunale, richiamata nelle stessa delibera; il direttore generale Emilio Simeone infatti ricorda che «il tribunale ha disposto che la Asl, qualora impossibilitata a eseguire in forma diretta la diagnosi pre-impianto debba in ogni caso garantire l’erogazione della prestazione mediante il ricorso ad altre strutture sanitarie». Successivamente è stato lo stesso primario di ostetricia e ginecologia del Microcitemico Gianni Monni a indicare nel laboratorio Genoma l’unica struttura in grado di eseguirla. Il costo per la Asl sarà di 60mila euro per il 2013 e 150mila per il prossimo anno, ma è probabile che le nuove ulteriori prestazioni che saranno eseguite su pazienti non sardi, contribuiranno ad alleviare i costi, con una guadagno netto per le casse del sistema sanitario regionale. Soddisfazione per la decisione della Asl è stata espressa da Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione Luca Coscioni, sottolineando che è la prima volta dall’approvazione della legge 40 che una struttura pubblica esegue diagnosi preimpianto.

«Lo scorso novembre – ricorda la Gallo – il giudice in materia di fecondazione assistita ha ordinato ad una struttura pubblica di eseguire una tecnica di diagnostica pre-impianto sull’embrione anche tramite il ricorso ad altre strutture sanitarie, come avviene di fatto per altri tipi di indagini. Dopo 9 mesi di solleciti – prosegue Gallo in una nota – per l’esecuzione della decisione affinchè si potesse procedere con la diagnosi preimpianto, finalmente è stata pubblicata la Delibera 1158, che prevede una convenzione esterna con una struttura privata per eseguire la diagnosi clinica dell’embrione, in tal modo non vi sarà alcun interruzione di servizio. Ad oggi – conclude la Gallo – abbiamo assistito cinque coppie che potranno finalmente in una struttura pubblica chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione. Inoltre, stiamo procedendo contro altre strutture pubbliche di fecondazione assistita autorizzate per fecondazione in vitro affinchè la diagnosi pre-impianto sia applicata ». La decisione del giudice sancisce appunto il principio di equità e di accesso alle cure alle diagnosi da parte di tutti, non solo per chi, come avviene da alcuni anni, può permettersi viaggi all’estero in centri specializzati per effettuare quelle diagnosi che in Italia la legge 40 non ammetteva. Ormai delo spirito originario di quella norma, voluta dall’allora centro-destra con il supporto morale della Cei, resta ben poco: per 19 volte la legge in diversi punti è stata bocciata

dai giudici; per cinque volte è stata la stessa Corte Costituzionale a cassare le parti illegittime. Adesso l’applicazione dell’ultima sentenza del tribunale di Cagliari rende giustizia a una coppia sarda che proprio su questo punto aveva presentato ricorso.

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