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Eurallumina, conferme dalla Rusal

Per la ripresa dell’attività resta il nodo del bacino dei fanghi rossi

PORTOVESME. La Rusal conferma la volontà di procedere con gli investimenti per far ripartire lo stabilimento Eurallumina di Portovesme che potrebbe riprendere a funzionare già nel 2014, con la costruzione della caldaia e, 18 mesi dopo, con la produzione di allumina. Ma i proprietari russi in visita nel Sulcis pongono una condizione: a novembre, quando si concluderà il percorso burocratico avviato con la firma del cosiddetto 'Addendum', dovrà essere risolta la questione sull'utilizzo del bacino dei fanghi rossi. O meglio, il sito, pur con tutte le precauzioni e le restrizioni, entro quattro mesi dovrà essere utilizzabile per lo stoccaggio dei residui della lavorazione industriale. Tutto ruota, dunque, intorno al dissequestro del bacino dei fanghi rossi. Punti fermi che il responsabile del Settore allumina della multinazionale russa, Valeri Matvienko, e il presidente del cda di Eurallumina, Kirill Bezzubov, in visita a Portovesme nello stabilimento dopo un incontro con gli amministratori del Comune di Portoscuso, hanno rimarcato ai rappresentanti sindacali. A destare preoccupazione tra i sindacati, che guardano in maniera positiva la visita in Sardegna dei vertici del colosso russo, è proprio l'incognita bacino fanghi rossi: se non si risolve la questione relativa al dissequestro tutto si ferma. Il prossimo mese di novembre dovrebbe concludersi

lo studio di fattibilità della costruzione della caldaia necessaria per la produzione di vapore. Cauto ottimismo dei delegati della Rsu, che guardano con positività la conferma dell'interesse da parte della Rusal e con qualche preoccupazione il dissequestro del bacino dei fanghi rossi.

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